Nel mercato degli orologi di lusso, probabilmente, esistono pochi prodotti nei quali il rapporto tra valore economico e fiducia nel venditore sia così stretto. Un Rolex Daytona, un Patek Philippe o un Audemars Piguet possono valere decine di migliaia di euro. Ma il prezzo racconta solo una parte della storia. Contano provenienza, condizioni, originalità dei componenti, documentazione, manutenzione e, soprattutto nel secondo polso, la reputazione di chi si assume la responsabilità di quella vendita. È proprio su questo terreno che Roberto Verde, fondatore di Goldfingers Orologi, ha costruito negli anni il proprio posizionamento. La sede è a Verona, in Piazza Pradaval, a pochi passi dall'Arena. L'attività affonda le proprie radici nel 2007, mentre Verde indica il 2011 come l'anno dal quale opera professionalmente nell'alta orologeria. Oggi Goldfingers compra e vende orologi contemporanei, vintage e di secondo polso, lavorando con marchi che vanno da Rolex e Omega fino a Patek Philippe, Audemars Piguet, Cartier e Vacheron Constantin. Non è però soltanto il catalogo a spiegare il modello Goldfingers. La sua value proposition ruota intorno a un concetto meno immediato ma probabilmente più importante nel luxury: trasformare una transazione ad alto valore in un acquisto guidato. Una formula che Verde sintetizza con una frase pronunciata parlando del mercato del secondo polso: «prima acquisti il commerciante e poi acquisti l'orologio». Il mercato cambia, ma la consulenza resta centrale Il punto è particolarmente interessante perché arriva in una fase in cui il mercato globale dell'orologeria sta cambiando. La Swiss Watch Industry Study 2025 di Deloitte, costruita anche attraverso un'indagine su 6.500 consumatori in alcuni dei principali mercati mondiali, Italia compresa, evidenzia due dinamiche apparentemente opposte. Da una parte cresce il digitale; dall'altra il negozio fisico continua ad avere un ruolo centrale. Più del 60% degli intervistati acquista ancora in store e il 44% indica proprio la consulenza e l'interazione personale tra le ragioni che rendono importante l'esperienza fisica. Allo stesso tempo, il pre-owned sta diventando sempre meno una nicchia. Deloitte rileva che il 40% della Generazione Z prevede di acquistare un orologio usato nei dodici mesi successivi, contro il 20% dei baby boomer. A convincere sono soprattutto prezzo più accessibile, possibilità di trovare referenze non più disponibili e unicità del prodotto. È uno scenario nel quale il modello costruito da Verde trova una propria logica economica: showroom fisico per preservare la relazione, piattaforma online per ampliare il bacino geografico e consulenza a distanza per unire i due mondi. Goldfingers ha infatti sviluppato la Watch Call, una videochiamata attraverso la quale il cliente può visionare un orologio oppure mostrare il proprio se intende venderlo o permutarlo. Il processo prevede l'invio delle informazioni, la preparazione di alcune immagini e un appuntamento con il team e con Roberto Verde. L'obiettivo dichiarato è replicare a distanza parte dell'esperienza che normalmente avverrebbe nello showroom veronese. Anche l'appuntamento fisico è stato costruito con una logica che ricorda più l'hospitality di fascia alta che il retail tradizionale: per chi arriva da fuori Verona, Goldfingers prevede su richiesta anche il transfer da aeroporti e stazioni. Sono dettagli, ma nel lusso i dettagli sono spesso il prodotto. Vendere l'orologio, ma anche comprarlo Un'altra componente del modello è la bidirezionalità. Goldfingers non si limita alla vendita: acquista e valuta orologi provenienti da privati e gestisce permute. Questo crea un rapporto potenzialmente più lungo con il cliente, che può entrare con un primo segnatempo, venderlo alcuni anni dopo e utilizzare il valore accumulato per modificare o far evolvere la propria collezione. È qui che emerge un altro aspetto del lavoro di Verde: la componente consulenziale rivolta ai collezionisti. L'orologio, nella sua visione, può avere una componente patrimoniale, ma non deve essere confuso con uno strumento finanziario. «È un investimento, ma non è un prodotto finanziario», ha spiegato parlando pubblicamente della propria filosofia. Per Verde un orologio resta prima di tutto passione, studio, cultura e collezionismo. La distinzione non è marginale, soprattutto dopo gli anni nei quali alcune referenze hanno registrato rialzi rapidissimi sul mercato secondario e la componente speculativa ha attirato nuovi operatori e nuovi acquirenti. Per un dealer, del resto, vendere l'idea dell'orologio come investimento garantito sarebbe semplice. Più difficile è spiegare che prezzo, valore e liquidità non sono la stessa cosa. È anche per questo che la consulenza può assumere un ruolo diverso dalla mera intermediazione. Per chi costruisce una collezione, scegliere una referenza significa ragionare su domanda, storia del modello, condizioni, completezza, facilità di rivendita e coerenza complessiva della collezione. E a volte la decisione migliore può essere quella di non acquistare il pezzo che sta attirando più attenzione in quel momento. Il finanziamento entra nell'orologeria di lusso La parte forse più interessante dal punto di vista finanziario è però un'altra. Da Goldfingers è possibile acquistare un orologio anche attraverso un finanziamento finalizzato. L'azienda collabora con Findomestic Banca e ha integrato nel proprio processo di vendita una procedura di richiesta online. Il cliente seleziona il prodotto, indica l'anticipo e può ottenere una simulazione dell'importo finanziato e della rata. La pagina attualmente disponibile prevede un anticipo minimo pari al 10% del prezzo e consente di selezionare durate comprese tra 12 e 48 mesi. Il calcolo è indicativo e le condizioni effettive dipendono dai TAN e TAEG applicabili al momento della richiesta. Il credito è soggetto all'approvazione di Findomestic Banca, mentre Errevi Service Srl opera come intermediario del credito non in esclusiva. È una scelta commerciale interessante perché introduce nell'alta orologeria uno strumento già consolidato in altri mercati premium, dall'automotive all'arredamento. Il tema, tuttavia, non dovrebbe essere letto semplicemente come un tentativo di rendere “accessibile” un prodotto costoso. Per una parte della clientela il credito può rappresentare anche uno strumento di gestione della liquidità: evitare di concentrare in un'unica soluzione un esborso importante, mantenendo disponibilità finanziaria per altre esigenze. Naturalmente rimane una forma di credito al consumo, con un costo. E proprio per questo la scelta deve essere valutata sulla base delle condizioni economiche applicate, della propria capacità di rimborso e dell'effettiva sostenibilità dell'acquisto. Qui torna, quasi inevitabilmente, la filosofia di Verde sull'orologio come investimento ma non come prodotto finanziario. Finanziare un orologio non trasforma il bene in un'attività capace di remunerare automaticamente il costo del debito. Il possibile mantenimento o incremento di valore di una referenza resta incerto e dipende dal mercato. È una distinzione che una testata finanziaria non può ignorare, ma che rende proprio per questo più interessante il modello: il finanziamento viene aggiunto alle modalità d'acquisto senza cambiare la natura del prodotto. Dal prezzo alla relazione La proposta di Goldfingers può quindi essere letta come la combinazione di quattro elementi: prodotto, competenza, fiducia e flessibilità finanziaria. Il prodotto rimane ovviamente il punto di partenza. Le condizioni di vendita pubblicate dalla società indicano che gli orologi vengono controllati prima della commercializzazione; il catalogo comprende contemporanei e vintage dei principali marchi dell'alta gamma. La competenza è ciò che consente di filtrare quel catalogo. La fiducia è ciò che permette al cliente di concludere transazioni che possono arrivare a diverse decine di migliaia di euro. Il finanziamento aggiunge infine un'ulteriore opzione al momento della decisione. In questa logica si inserisce anche uno dei format che ha reso Roberto Verde riconoscibile sui social, “Dimmi il tuo budget”. Dietro una formula apparentemente semplice c'è in realtà una logica commerciale molto precisa: partire non dall'orologio desiderato, ma dalle risorse che il cliente vuole destinare all'acquisto e individuare all'interno di quel perimetro la soluzione più coerente. È il contrario di una parte del marketing tradizionale del lusso, dove prima si costruisce il desiderio e soltanto dopo si affronta il prezzo. Nel caso di Goldfingers, budget e consulenza diventano invece parte della stessa conversazione. Un modello ibrido per un mercato sempre più maturo Il paradosso dell'orologeria contemporanea è che il prodotto è diventato estremamente digitale mentre l'acquisto continua ad avere bisogno di elementi molto analogici. Si scoprono referenze su Instagram e TikTok, si confrontano quotazioni online, si seguono aste in tempo reale e si studiano database internazionali. Ma quando arriva il momento di spendere 10, 20 o 50 mila euro, la relazione con qualcuno che possa assumersi una responsabilità torna improvvisamente centrale. I dati Deloitte confermano questa dinamica: il digitale cresce, ma esperienza fisica e consulenza personale continuano a creare fiducia, mentre il second hand amplia la propria base di consumatori e diventa uno dei principali punti d'ingresso nell'orologeria per le generazioni più giovani. È esattamente in questo incrocio che Roberto Verde sta cercando di posizionare Goldfingers. Non soltanto un negozio di orologi. Non soltanto un ecommerce. E nemmeno una piattaforma finanziaria. Piuttosto un intermediario specializzato che prova a presidiare l'intero percorso del cliente: scelta, acquisto, eventuale finanziamento, vendita, permuta e costruzione della collezione nel tempo. Per un settore nel quale la fiducia resta probabilmente la valuta più importante, può essere proprio questa la parte più interessante della storia. Perché alla fine, come sostiene Verde, prima ancora di decidere quale orologio comprare bisogna decidere da chi comprarlo. E nell'alta orologeria, forse più che in molti altri mercati del lusso, quella scelta può valere quanto il segnatempo stesso.