Sono le 7,30 del mattino, orario del Brasile, e il Ministro degli Esteri Antonio Tajani, leader di Forza Italia, sta lavorando al telefono in hotel a San Paolo. Veste casual con golf e pantaloni e non ha ancora fatto colazione. In missione come ambasciatore del Made in Italy con cento imprese, è raggiante per i risultati economici del Paese. «L’export segna +4,5% in sei mesi, segno che il governo lavora bene. È un aumento straordinario nonostante le guerre. Siamo la quarta potenza commerciale e la seconda realtà industriale europea». Reduce da Buenos Aires, risponde alle domande del Giornale prima di una tornata di incontri commerciali e del rientro in Italia.

Vicepremier Tajani, a 25 anni dall’11 settembre 2001 come sta l’Occidente sotto attacco dell’islam jihadista?

«Abbiamo vinto la guerra contro il terrorismo, ma non sottovalutiamo i pericoli dell’ala jihadista che provengono dall’Africa subsahariana. Abbiamo sospeso il patto di Schengen proprio per il rischio di infiltrazioni terroristiche in Italia, è una questione di sicurezza delle frontiere, non un dispetto alla Spagna. E poi siamo con le nostre forze armate in Somalia, in Libia e Palestina, sempre impegnati contro il terrorismo. La lezione dell’11 settembre è stata la capacità dell’Occidente di restare unito per difendere sicurezza e libertà».