Colazione da Tiffany? No, colazione con Alex Mumbrù all’Hotel Savoia Regency. Il coach catalano chiede la prima uscita ufficiale in ‘campo neutro’, o quasi, per conoscere una per una le persone con le quali dovrà lavorare durante l’anno. Tecnico che dimostra di avere idee chiarissime. A partire dalla lingua. "Non parlo ancora l’italiano bene. Magari spero di farlo nell’arco di un paio di mesi. Ma lo capisco. Così se qualcuno pensa che non comprenda…". Lo dice sorridendo, Mumbrù, a latere del faccia a faccia con telecamere e taccuini. Parla, Mumbrù, perché le domande sono numerose. Parla, ma non annoia. E sembra a suo agio davanti alle telecamere. Una rivoluzione epocale, in casa bianconera, rispetto ai telegrammi della gestione Ivanovic. Senza entrare in questioni tecniche.
Viene introdotto da Paolo Ronci – "la squadra l’abbiamo costruita insieme, pensando ad alcuni principi", dice il coach – poi si prende la scena. E allora da Hackett a Diarra, da Alston a Edwards ecco la filosofia di un tecnico che spera di rimanere a lungo. Perché conosce l’appeal della Virtus. Ma sa che, le grandi squadre, non si costruiscono i due giorni. Ma che, al contrario, abbiano bisogno di tempo per raggiungere determinati risultati.







