La parola d'ordine è accelerare, «pensare ai cittadini», suona la sveglia Giorgia Meloni nel Consiglio dei ministri che vara l'ennesimo decreto tampone che allunga di 7 giorni la vita allo sconto sul diesel di 17,1 centesimi. E che estende anche al mese di settembre il credito d'imposta per le imprese dell'autotrasporto, le più esposte alla fiammata dei prezzi del carburante. La proroga, che alla vigilia del Cdm doveva essere di 14 giorni, si ristringe nella notte e diventa mini - costerà 102 milioni, stavolta coperti da fondi di bilancio - perché «non c'è più tempo da perdere». E bisogna passare da una sforbiciata trasversale, che per i detrattori dello sconto generalizzato agevola soprattutto il "popolo dei Suv", a quelle misure mirate e selettive che Meloni punta a varare non più tardi della settimana prossima. Prima però occorre sciogliere i nodi, che gira e rigira sono sempre gli stessi: individuare la platea di chi beneficerà dei bonus benzina, invogliare i datori di lavoro ad aderire all'iniziativa, trovare la formula giusta per includere negli aiuti partite Iva e pensionati. E poi trovare le risorse, croce senza delizia di ogni intervento di governo che si rispetti.
La lettera a Bruxelles Durante il Consiglio dei ministri, durato dieci minuti appena, il titolare del Mef ha annunciato inoltre di aver inviato a Bruxelles la lettera sulla flessibilità, lo step decisivo per chiedere l'attivazione della clausola di salvaguardia e liberare risorse per la difesa e l'energia, rispettivamente 22 e 14 miliardi. E in questa partita, ha chiarito il Tesoro, farà la differenza l'eventuale uscita dalla procedura di infrazione, il verdetto atteso il prossimo 22 settembre. E benché in Cdm nessuno si sia sbilanciato sul responso, ai piani alti di Palazzo Chigi e in via XX Settembre si respira ottimismo: L'Eurostat stavolta dovrebbe dare disco verde, il rapporto deficit/Pil attestarsi al 2,9%, riferiscono fonti autorevoli. Per Meloni un assist decisivo visto che libererebbe risorse che il governo stima in un range che muove da 8 a 10 miliardi, grazie alle economie di sistema che metterebbe in moto. Un "tesoretto" da destinare alla manovra, aprendo la strada a una legge di bilancio più incisiva ed elettoralmente più accattivante.Si tratta di una variabile decisiva, che inciderà inevitabilmente anche sulla vita del governo, allungandone la durata se l'Italia dovesse uscire dalla "classe dei cattivi" ed esser promossa tra i Paesi virtuosi. Perché una manovra di manica larga consentirebbe di mettere a segno provvedimenti più incisivi, ma bisognerebbe comunque attendere qualche mese per raccoglierne i frutti. «A quel punto - ammettono fonti vicine alla premier - meglio tirare a campare fino all'ultimo minuto utile, allungare all'autunno 2027».La partita è aperta, ma in attesa che da Bruxelles arrivi il "giudizio" Meloni prova a cambiare modulo di gioco, anche per mandare all'esterno il messaggio che il governo fermo non è, visto che lo sconto sul gasolio, con i prezzi che corrono, appare impercettibile, una goccia nel mare per chi si trova a viaggiare su gomma. Basta buttare un occhio ai prezzi dei distributori per capire l'impatto sulle tasche dei cittadini. Anche ieri un nuovo record, con il gasolio che, nonostante lo sconto di 17 centesimi, sulle autostrade segnava 2,258 euro al litro.Un salasso che ha indotto la premier ha riconoscere sui social che quanto fatto finora «non basta: Serve fare di più per costruire soluzioni strutturali e di lungo periodo. Allora abbiamo avuto il coraggio di riaprire la strada del nucleare e vogliamo andare avanti sull'aumento della produzione nazionale di petrolio e di gas, perché non ha molto senso comprare all'estero energia quando possiamo produrla anche in Italia». Da qui, la norma varata dal Consiglio dei ministri che si appresta a diventare un nuovo campo di battaglia con le opposizioni, nel segno di un braccio di ferro rigorosamente green. La misura «permetterà allo Stato - annuncia infatti Meloni - di nominare dei commissari che aiutano le regioni a tagliare i tempi e a rilasciare molto più velocemente permessi e concessioni per la ricerca, l'esplorazione e l'estrazione di idrocarburi sul nostro territorio. Perché l'Italia non può permettersi di aspettare decenni prima di sbloccare una concessione». A sera, dopo una giornata ad alta tensione per via della legge elettorale, tacciano Pd e 5Stelle, ma a sferrare un attacco a due punte ci pensa Avs. «La scelta di Meloni - tuona Angelo Bonelli - è un atto d'irresponsabilità che serve a far fare più profitti alle società energetiche e a rendere più povere le famiglie. Un governo che blocca le rinnovabili e punta sul petrolio non solo è fuori dalla storia, ma costruisce una vera e propria tassa contro gli italiani». «Invece di fare un decreto per velocizzare lo sviluppo delle rinnovabili - gli fa eco Nicola Fratoianni - Meloni vara un decreto che prevede anche un bel numero di poltrone da commissario. Che dire? Le lobby del petrolio hanno conquistato Palazzo Chigi e sequestrato la premier».












