Roma, 10 settembre 2026 – Era necessario un nuovo aumento dei tassi d’interesse o sarebbe stato meglio aspettare per capire l’entità e la durata dello shock energetico?

“Era necessario – taglia corto Lorenzo Codogno, fondatore e chief economist di LC Macro Advisors, società di consulenza economica con sede a Londra e visiting professor alla London School of Economics –. Lo sostengo da tempo, già da prima della decisione di giugno. Mi aspetto che i tassi arrivino al 3,25% all’inizio dell’anno prossimo. Del resto la decisione non ha sorpreso neppure il mercato. L’elemento forse meno scontato è che l’economia sta andando meglio delle attese. La crescita del Pil è stata rivista verso l’alto e, peraltro, la data di chiusura delle previsioni della Bce era anteriore agli ultimi dati. Se quelle stime venissero rifatte oggi, probabilmente sarebbero ancora migliori. L’economia quindi non va male. Anzi, sta tenendo nonostante lo choc energetico. E questo esercita ulteriori pressioni al rialzo sull’inflazione”.

La mossa della Bce ha soprattutto l’obiettivo di impedire che lo shock energetico si propaghi al resto dell’economia?

“Esattamente. La banca centrale deve prevenire che il rialzo dei prezzi energetici si traduca in aumenti dei prezzi degli alimentari, dei trasporti e, più in genealre, in un rialzo dell’inflazione. Per farlo, ha un solo strumento: i tassi d’interesse. È un costo che, purtroppo, deve essere pagato dall’economia. Ma serve a mantenere le aspettative di inflazione vicine all’obiettivo del 2% della banca centrale. Dobbiamo tenere presente che il rialzo dei prezzi energetici non si è ancora scaricato sui prezzi al consumo. È molto probabile che avremo un autunno caldo sul fronte dei prezzi. La Bce fa bene a prevenirlo e a cercare di limitare gli effetti indiretti, quelli cosiddetti di secondo ordine, soprattutto sui salari, perché ciò avrebbe un effetto moltiplicativo e porterebbe a un’inflazione ancora più elevata”.