La visita11 settembre 2026 alle 00:22Il cardinale: ospedali modello, bisogna sfruttarne le potenzialità
«Questo è un ospedale piccolo ma con grandi potenzialità», ha sussurrato davanti a un caffè e a un dolcetto, in quel presidio oggi “adornato” dai medici di cartone e che da anni accoglie chi soffre all’ospedale San Camillo di Sorgono. Il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo emerito di Genova, ha prima raggiunto il Mandrolisai, ieri mattina, per una fugace visita alla discussa struttura ospedaliera; poi tappa a Isili, per qualche ora tra la colonia penale e l’ospedale San Giuseppe, che soffre come è noto di croniche carenze.
«Ha detto che farà il possibile per darci una mano, segnalerà la nostra situazione a chi di dovere, al suo rientro nella Penisola», fanno sapere dal comitato Sos Sanità Barbagia Mandrolisai. Intanto, in numerosi Comuni del centro Sardegna sono comparsi dei cartelli azzurri: «Siamo arrabbiatissimi perché qui continuano a mancare i medici», spiega il sorgonese Piero Manca.
Mandrolisai in rivolta
Le zone interne continuano ad annaspare, e non è una novità, quando si parla di sanità e di accesso alle cure. «Le rassicurazioni del cardinale Bagnasco? Ci ha detto che ha visto un piccolo ospedale ma dalle grandi potenzialità perché si trova nel cuore dell’Isola», dichiara Gian Franca Salvai, del comitato Sos Sanità Barbagia Mandrolisai. «Anche lui concordava: dev’essere tenuto meglio, in modo che possa essere efficiente. Noi ci speriamo moltissimo: per noi, per il territorio e perché riteniamo che i piccoli ospedali siano una grande risorsa per la sanità sarda». Da Sorgono il coro non cambia: «La sanità è allo sbando, per la mancanza di servizi e soprattutto di medici».Per queste ragioni la protesta del comitato guidato dal belviese Bachis Cadau riprende vigore, e punta su cartelli azzurri assai eloquenti. Hanno fatto capolino un po’ in tutti i Comuni del territorio. «Meana Sardo difende l’articolo 32 della Costituzione», si legge. E ancora: «A Teti mancano medici». Maria Bonaria Mereu puntualizza: «In questo modo vogliamo coinvolgere tutti i paesi del circondario. Sì, l’ospedale San Camillo è di tutti, va difeso».






