| 10 Settembre 2026 22:02 |
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(Adnkronos) – E’ morta suicida Denise Cosco, figlia di Lea Garofalo, testimone di giustizia che pagò con la vita la scelta di ribellarsi alla ‘ndrangheta. Il suicidio a 35 anni, stessa età della madre quando fu uccisa.
Era il 24 novembre 2009 quando Lea Garofalo, 35enne originaria di Petilia Policastro, nel Crotonese, scomparve, sequestrata e uccisa dalla ‘ndrangheta. La sua storia affonda le radici nella cosiddetta ‘faida di Pagliarelle’, una sanguinosa guerra di ‘ndrangheta esplosa all’inizio degli anni Settanta. Suo padre Antonio venne ucciso in quel conflitto quando Lea aveva appena nove mesi. Anni dopo sarebbe stata lei stessa a ricostruire agli investigatori dinamiche, responsabilità e protagonisti di quella stagione di sangue, descrivendo una ‘ndrangheta già proiettata oltre i confini calabresi e sempre più radicata nel Nord Italia, in particolare a Milano.
Proprio a Milano, nel maggio 1996, venne arrestato il fratellastro Floriano Garofalo, boss di Petilia Policastro trasferitosi in Lombardia per gestire i suoi interessi criminali, soprattutto nel traffico di stupefacenti. Lea aveva allora 22 anni e la sua vita si era già intrecciata con quella di Carlo Cosco, appartenente a un’altra potente famiglia di ‘ndrangheta. Innamoratasi di lui da adolescente, si era trasferita a Milano e dalla loro relazione era nata Denise, l’unica figlia della coppia. Fu probabilmente proprio la maternità a spingerla a cambiare strada. Dopo l’arresto del fratellastro e di Carlo Cosco, nel 1996 Lea lasciò Milano insieme alla figlia, dando inizio a un lungo percorso di allontanamento dall’ambiente mafioso che l’avrebbe portata a collaborare con la giustizia. Ammessa nel 2002 al programma di protezione insieme alla figlia Denise e trasferitasi a Campobasso, nel 2006 venne esclusa perché ritenuta non attendibile. Riammessa nel dicembre 2007 come collaboratrice di giustizia, nell’aprile 2009 rinunciò volontariamente a ogni forma di tutela e riallacciò i rapporti con Petilia Policastro, continuando però a vivere nel capoluogo molisano per consentire alla figlia di terminare l’anno scolastico.











