di
Marco Calabresi
La tennista toscana denuncia sui social il trattamento choc subito dopo il derby con Jasmine Paolini e chiede spiegazioni alla Wta: «Fa male anche nelle cose quotidiane»
L'esperienza di Lucrezia Stefanini allo Us Open era stata indimenticabile: per la prima volta la tennista toscana era entrata nel tabellone principale dello Slam newyorkese, battendo anche l'ucraina Dayana Yastremska e guadagnandosi il derby al secondo turno contro Jasmine Paolini. È stata quest'ultima ad aggiudicarsi il match, ma il torneo è finito male per Stefanini, sottoposta a regolare controllo antidoping ma che - come testimoniato da una storia sui suoi canali social - le ha lasciato i segni.
«Una settimana fa, allo Us Open, durante il controllo antidoping l’addetta non è riuscita a trovare la vena. Invece di cambiare approccio, ha continuato a muovere l’ago all’interno del braccio nel tentativo di trovarla. Il risultato? Questo bellissimo ematoma che, a distanza di una settimana, è ancora qui», le parole di Lucrezia, che ha anche chiesto spiegazioni alla Wta: «È normale che un controllo antidoping venga effettuato in questo modo? E soprattutto, è lo stesso trattamento riservato a tutte le giocatrici?». All'interno della stessa Instagram story anche un altro scatto mostrando l'ematoma a diversi giorni di distanza: «Questa è l’evoluzione dell’ematoma durante la settimana, che ve lo dico a fare che ovviamente mi fa male anche nelle cose quotidiane».






