La lezione tedesca
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Rita Petruccioli affronta il rapporto tra persone e spazi urbani
Il fumetto non è più soltanto evasione. Da tempo la letteratura disegnata è diventata uno strumento per raccontare il presente, indagare la società, esplorare sentimenti e conflitti, costruendo attraverso immagini e parole nuove chiavi di lettura della realtà. È da questa consapevolezza che nasce “Con-testi. Abitare a fumetti”, la mostra che si inaugura oggi alle 19.30 a Palazzo Binelli, a Carrara, nell’ambito della ventunesima edizione di con-vivere Carrara Festival. Curata dal giornalista Riccardo Corbò, l’esposizione resterà aperta fino al 17 ottobre e propone opere originali di LRNZ Lorenzo Ceccotti, Collettivo Viscosa, Roberto Grossi e Rita Petruccioli, offrendo uno sguardo ampio e diversificato sulla scena contemporanea italiana. A queste si aggiungono i lavori di sei studenti dell’Accademia di Belle Arti di Carrara: Elisa Armanti, Ginevra Barabesi, Ray Casciari, Angelica Giovannelli, Safia Hariti e Sigrid Mauroner. Il filo conduttore è naturalmente quello scelto dal festival: abitare. Un verbo che qui assume significati molto più ampi della semplice dimensione domestica. Si può abitare una casa, ma anche una città, un quartiere, una periferia. Si possono riutilizzare spazi abbandonati, prendersi cura dei luoghi e delle comunità, fino ad arrivare alla dimensione più grande: il pianeta, da vivere senza confondere l’abitare con lo sfruttamento delle sue risorse. Tra i lavori in mostra, Rita Petruccioli affronta il rapporto tra persone e spazi urbani con l’installazione “Sisterhood in the Neighborhood. Detoxing Public Space From Patriarchy”, realizzata con ActionAid Italia e coordinata dalle RebelArchitette. Le sue tavole raccontano esperienze italiane capaci di trasformare i luoghi in occasioni di partecipazione, inclusione e cittadinanza attiva. In esposizione anche pagine tratte da “Medea”, dove architetture e città classiche vengono reinterpretate in chiave fantascientifica. Roberto Grossi guarda invece alla relazione tra uomo e ambiente. Le tavole de “La grande rimozione” raccontano l’abuso delle risorse del pianeta intrecciando storia, scienza, politica e dimensione personale, mentre “Il grande Prato” e “Cassadritta” portano lo sguardo sulle periferie, sulla cementificazione e sulla nascita di quei “non luoghi” che finiscono per perdere la propria funzione di spazio vissuto. Il Collettivo Viscosa propone una riflessione più intima sul prendersi cura del proprio spazio fisico, psicologico e spirituale, mentre LRNZ, attraverso la trilogia “Geist Maschine”, immagina un futuro distopico nel quale cambiano luoghi, prospettive e modi di vivere. Completa il percorso la sezione dedicata agli studenti dell’Accademia, chiamati a confrontarsi con fragilità psicologica, aspettative sociali, comunità, cohousing e ricerca dell’identità. Sei giovani sguardi per raccontare, ancora una volta, che prima ancora di occupare uno spazio bisogna imparare ad abitarlo.






