Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiLa capacità produttiva di lungo periodo per le principali coltivazioni agricole italiane, tra le quali spiccano il frumento duro ed il mais, si riduce in modo preoccupante e l’andamento della produzione nazionale risulta peggiore rispetto alla media dell’Unione europea. È quanto emerge in un focus di statistiche pubblicato dall’Istat lo scorso 4 settembre con serie storiche di dati che partono dal 2025 e vanno a ritroso fino al 2006 e riguardano sia le coltivazioni che gli allevamenti.
Il crollo delle superfici di frumento duro e l'aumento del deficit
La superficie di frumento duro in Italia ha perso oltre 200.000 ettari in 20 anni (-15,5%), ma la produzione si è ridotta in maniera più lieve (-9,3%), per effetto del parziale recupero dovuto all’aumento della produttività, con la resa per ettaro che è aumentata del 7,4%. La produzione nazionale di frumento (la somma tra tenero e duro) non è assolutamente sufficiente a soddisfare il fabbisogno cerealicolo interno.
In realtà, l’Italia non è stata mai autosufficiente e deve ricorrere sistematicamente a massicce importazioni dal mercato internazionale, ma il deficit è in forte incremento. Il volume dell'import è stato equivalente alla produzione interna nella prima parte del periodo considerato: nel 2006 si importavano 71 milioni di quintali di frumento tenero e duro, a fronte di una produzione nazionale di circa 70 milioni di quintali. Nel 2025 la forbice si è allargata con le importazioni che si sono attestate su 97 milioni di quintali, rispetto alla produzione nazionale scesa a 59,5 milioni di quintali.






