Tre miliardi di euro in un solo round. Una valutazione post-money sopra i 21 miliardi. Il più grande equity round mai raccolto da un’azienda tecnologica europea. Sui numeri del nuovo finanziamento di Mistral non c’è discussione: sono i più alti mai visti in Europa, e per una startup fondata nel 2023 sono un traguardo che pochi avrebbero pensato raggiungibile.Passati i comprensibili e giustificati entusiasmi, bisogna però domandarsi: cosa raccontano questi numeri? Il round è stato presentato — dai media, dagli stessi investitori, in parte anche dal governo francese — come la prova che l’Europa si è finalmente dotata del suo campione nell’intelligenza artificiale, la dimostrazione che “sovranità tecnologica” non è più uno slogan da convegno ma un fatto compiuto.È una lettura non del tutto giustificata. Non tanto perché il confronto con i capitali in gioco negli Stati Uniti e in Cina resta scoraggiante: lo sappiamo, la distanza resta abissale e non è un round come quello di Mistral a ridurla. Per capire quanto della narrazione prevalente regge è molto più utile andare a vedere cosa compra davvero questo capitale, chi lo ha messo, perché e cosa resta per chi non si chiama Mistral.Indice degli argomenti