dall’inviato

Stefano Brogioni

Il giorno del dolore comincia con l’arrivo di una bara bianca e finisce con palloncini rossi liberati in cielo. Gli applausi sono per Lorena Isceri, la 45enne nata a Squinzano e battezzata nella chiesa dove ieri si è celebrato il suo addio, ma anche per la famiglia che deve affrontare lo strazio causato da Federico Vella, il fiorentino che prima di suicidarsi, ha gettato la sua ex fidanzata dal viadotto Lora, dopo averla intrappolata nel bagagliaio dell’auto. C’è un paese di meno di quindicimila abitanti, dove tutti si conoscono e dove nessuno, in questa circostanza, può mancare, vicino agli Isceri: papà Franco, mamma Antonietta, il fratello Danilo sono a pochi metri dallo scrigno coperto di rose rosse. E’ stata una giornata lunghissima, per loro: hanno vegliato su Lorena sin dall’arrivo, alle dieci in punto della mattina, del carro funebre partito 24 ore prima da Firenze, hanno stretto mani e incassato abbracci. Attorno a loro, commozione e lacrime. La messa inizia alle 17, in concomitanza di un lutto cittadino fatto di drappi rossi alle finestre che in realtà vige sin dall’ora del pasticciotto, il dolce della colazione.

Ma la chiesa di Maria Regina è già piena almeno un’ora prima. E non perché il cielo minaccia una tempesta o per scampare al caldo asfissiante di una giornata torrida: ma per far sentire presenza e vicinanza. Lo capisce il parroco, don Vanni Bisconti: "La prima cosa che possiamo fare, e la stiamo facendo, è esserci. Siamo qui, siamo in tanti. Non soltanto perché conoscevamo Lorena, perché le volevamo bene, perché siamo suoi amici, parenti, conoscenti. Siamo qui anche perché vorremmo, se fosse possibile, prenderci un pezzo del dolore di questa famiglia".