La scena è di martedì scorso ed è di quelle memorabili: Gilberto Teodoro Jr., segretario della Difesa delle Filippine dall’inglese impeccabile e l’aria simpatica, è ospite di un panel sul Mar cinese meridionale al Seoul Defense Dialogue. A un certo punto lo raggiunge un addetto del forum, che lo interrompe mentre parla e gli consegna un foglio scritto a penna. C’è un messaggio per lui: “Credo venga dalla Cina”, dice rivolgendosi agli spettatori. La nota contiene la straconosciuta posizione di Pechino sull’arbitrato internazionale del 2016: la Cina non accetta né riconosce la sentenza che aveva respinto le sue rivendicazioni su gran parte del Mar cinese meridionale.Teodoro, avvocato, ex deputato e già segretario della Difesa dal 2007 al 2009, che dallo scorso giugno è sotto sanzioni da parte di Pechino, comincia a leggere il testo del foglietto ad alta voce, commentandolo frase per frase. Quando nella nota si sostiene che la sentenza è “illegale, nulla e priva di validità”, Teodoro risponde: “Quindi state dicendo che l’Unclos (la convenzione dell’Onu che regola il diritto del mare, ndr) vìola il diritto internazionale? E’ questo che intendete?”, e poi, quando legge che la sentenza non ha forza vincolante, il segretario dice: “Questo perché non volete essere sottoposti all’Unclos. Ovviamente, perché avete perso”. La replica in tempo reale alla manipolazione cinese ha un’efficacia comunicativa significativa, e Teodoro si spinge oltre, dice che la delegazione cinese presente alla conferenza ha mancato di rispetto agli organizzatori sudcoreani: come si può trattare civilmente con un paese che si comporta così, domanda al pubblico, con “coercizione, bullismo e aggressività”, e dice che conserverà il foglio come “ricordo di quanto sia disperata la Cina”. Poi si rivolge alla persona che glielo aveva consegnato un attimo prima e dice: “Hai appena fatto un grande servizio al tuo paese. Grazie, e spero che tu non finisca in un gulag per questo”. Applausi dal pubblico.Secondo l’agenzia sudcoreana Yonhap, il foglietto era stato consegnato da un attaché militare dell’ambasciata cinese a Seul a un membro dello staff del forum, con la richiesta di farlo avere a Teodoro. Che ha sfruttato il momento da vero comunicatore. Ieri la Cina è stata costretta a replicare, dato che il video del segretario filippino è diventato virale: online molti utenti vicini a Pechino hanno accusato le Filippine, la Corea del sud, perfino la Cia di aver organizzato tutto, perché il foglietto non era da parte della delegazione cinese, e la portavoce del ministero degli Esteri cinese, Mao Ning, ha accusato genericamente “alcuni esponenti filippini” di “fare spettacolo e mentire”.Ma la manipolazione della verità è in realtà quella cinese, che nonostante una sentenza ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, continua a rivendicare gran parte del Mar cinese meridionale con atteggiamenti sempre più aggressivi contro le Filippine. Ma quella porzione dell’Oceano Pacifico non è l’unico luogo in cui il Partito comunista cinese sta cercando di imporre le proprie regole, piegando chiunque sia un po’ più debole del governo di Manila. La Cina cerca da tempo di aumentare il proprio peso nelle organizzazioni che stabiliscono le regole della navigazione – e quindi del commercio marittimo che rappresenta l’80 per cento del commercio internazionale. Nel 2023 Pechino presentò Zhang Xiaojie come candidato alla segreteria generale dell’International Maritime Organization (Imo), l’agenzia dell’Onu sulla navigazione. Vinse il panamense Arsenio Dominguez, ma la candidatura mostrò l’interesse cinese per la guida dell’organizzazione. Un anno fa Pechino ha formalizzato la sua missione permanente all’Imo di Londra, e Lloyd’s List descriveva la decisione una prova del fatto che la Cina è il principale mediatore di potere all’interno dell’istituzione e la sua rappresentanza ha raggiunto una capacità di influenza superiore a quella degli altri paesi marittimi.Mentre Pechino cerca di riscrivere le regole marittime a suo favore, il resto del mondo si preoccupa – e non solo per via della Cina ma del sistema di destabilizzazione globale che sta cancellando il sistema di commercio basato sulle regole condivise. Martedì scorso il Consultative Shipping Group, che riunisce 18 nazioni marittime tra cui Grecia, Singapore, Giappone, Corea del sud, Regno Unito e Danimarca, ha avvertito che guerre, attacchi alle navi commerciali e l’aumento delle operazioni della flotta ombra, per lo più russa ma anche nordcoreana, non sono più episodi isolati. E’ in corso un “cambiamento strutturale” nelle condizioni del commercio marittimo globale, e secondo le stime citate dal Financial Times, più di 1.500 petroliere operano oggi al di fuori dei tradizionali sistemi assicurativi occidentali. E mentre le rotte commerciali diventano oggetto di pressione politica e militare, e viene minacciata la possibilità di introdurre un pagamento per le navi che attraversano Hormuz, gli armatori temono che il modello Iran possa essere replicato in altri passaggi marittimi strategici, aprendo la strada a un nuovo mondo del commercio marittimo inesplorato, dove le regole le scrivono la Cina e i suoi partner. Per questo le parole chiare e dure di Teodoro, l’altro ieri a Seul, sono un monito per tutti.
Un ministro filippino legge in diretta le bugie di Pechino, non solo sul Mar cinese meridionale
La Cina vuole imporre le sue regole al commercio marittimo. E Gilberto Teodoro Jr., segretario della Difesa di Manila, reagisce così















