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Simonea De Ciero

Il progetto del Caffè avviato a Novara da Angsa nella sede Novamont. Occupate 10 persone con autismo grave e linguaggio compromesso. «L’obiettivo è valorizzare talenti e offrire a ognuno percorsi possibili»

«Mio figlio si colpiva con forza al viso e alla testa. Poi ha cominciato a prendere il casco da moto dei fratelli per proteggersi». Priscila Beyersdorf Pasino, presidente di Angsa Novara-Vercelli, racconta di come Nicolò, 29 anni e affetto da sclerosi tuberosa, epilessia farmacoresistente e autismo secondario grave, sia riuscito a far capire alla famiglia di che cosa avesse bisogno per evitare di farsi del male. E grazie al suo gesto, tanto istintivo quanto efficace, i genitori hanno compreso cosa potesse aiutarlo e gli hanno comprato un caschetto da pugile.«Una scelta inizialmente difficile da accettare - ricorda la mamma - ma che oggi rappresenta anche un sollievo emotivo». Il caschetto, infatti, lo ripara dalle crisi ma cambia anche la percezione delle persone che posano lo sguardo su di lui. «La gente è diventata più accogliente, più tollerante, meno giudicante», spiega Priscila. Da questo approccio alla vita nasce Caffè AUTentico, il bar avviato da Angsa con la sede novarese di Novamont, l’Associazione Enrico Micheli e la Cooperativa Gerico per il progetto Interreg «Autismo al Lavoro». Nicolò non vi lavora, ma al suo interno esercitano la professione di baristi dieci adulti con autismo grave, molti non verbali. Il bar è il punto d’arrivo di un lavoro che parte dalla persona, anche quando non parla. È il principio su cui cresce Angsa, nata nel 2000 da genitori in cerca di risposte e che oggi conta circa 75 dipendenti: segue persone di ogni età, soprattutto nei casi gravi e gravissimi. Il percorso clinico prende forma con Chiara Pezzana, nell’associazione dal 2000 e oggi direttrice sanitaria. Nel 2016 il Centro Enrico Micheli incontra Patrick McGreevy e Troy Fry; da aprile 2018 applica stabilmente Essential for Living (Efl), un curriculum basato sull’analisi del comportamento di persone con disabilità intellettiva moderata o grave, spesso senza linguaggio verbale funzionale. Si tratta di un percorso che individua le priorità e insegna comunicazione, richieste, attese, l’accettazione dei «no», la cura della propria salute, la sicurezza e l’autonomia. Non punta a colmare deficit generici né a contenere i comportamenti sfidanti: insegna abilità funzionali che possano sostituirli e ne misura i progressi. Angsa Novara-Vercelli applica l’Efl a 50 ospiti e, tra questi, il 70% degli studenti non vocali risulta riuscire a comunicare in maniera efficace.