"Criticare Israele non è antisemitismo": lo slogan che ha risuonato in piazza Montecitorio ha unito 300 sigle scese in piazza a Roma per protestare contro il disegno di legge in discussione alla Camera. "Stop al genocidio", "Difendiamo il diritto di critica sempre" alcuni dei cartelli esposti dai partecipanti che si sono coperti simbolicamente la bocca - con nastro adesivo nero o con la kefiah - per dire 'no ai bavagli'.
Ad aderire alla mobilitazione realtà pro Pal, studenti, organizzazioni dei diritti umani (tra cui Amnesty), associazioni (come Anpi e Arci), sindacati, tra cui la Cgil, la Fnsi, la Rete NoBavaglio, diversi partiti di sinistra, i giovani del Pd di Roma e anche una delegazione dei Preti contro il genocidio, che hanno esposto cartelli con la scritta 'Christ died in Gaza'. A raggiungere il presidio anche qualche parlamentare del M5s (tra cui il capogruppo alla Camera Riccardo Ricciardi) e la dem Laura Boldrini. Cinque minuti di 'rumore' con fischietti, chiavi, sirene hanno dato il via alla manifestazione anticipando una lunga maratona oratoria per dar voce alle tante realtà presenti.
Una maratona che uno sparuto gruppo di partecipanti ha provato a rovinare sventolando prima una bandiera di Hezbollah, poi anche quella di Hamas e del Fronte popolare di liberazione della Palestina. Immediata è scattata la protesta degli altri partecipanti, in primis dell'ex consigliere comunale di Sel Gianluca Peciola. "Quelle bandiere non rappresentavano il sentimento comune di quella piazza" ha commentato qualche ora più tardi Maya Issa, presidente del Movimento degli studenti palestinesi in Italia, tra gli organizzatori del sit-in.











