Inaugura stasera 9 settembre a Berlino la prima grande mostra istituzionale in Germania di Maurizio Cattelan, intitolata “NIGHT”. Si svolge alla Neue Nationalgalerie, nell’iconico edificio di Mies van der Rohe, nel contesto della 15ª Berlin Art Week, in seguito all’assegnazione al famoso artista italiano del Preis der Nationalgalerie 2026, di cui è partner da molti anni BMW. La mostra, che apre domani al pubblico e rimane installata fino al 7 marzo 2027, unisce opere storiche e installazioni site specific, nate per questa occasione. Arteconomy ha intervistato l’artista sulla sua mostra, la carriera, il rapporto col mercato e il riconoscimento dell’arte italiana all’estero.
Quali lavori ha scelto di esporre e perché?
Non è stata una selezione facile, anche perché non volevamo fare una retrospettiva tradizionale. La mostra è nata da una conversazione lunga con Klaus Biesenbach e Lisa Botti, ma anche con Berlino e con la Neue Nationalgalerie, l’edificio di Mies van der Rohe che la ospita: uno spazio quasi completamente trasparente e allo stesso tempo monumentale, dove è difficile isolare un’opera dall’altra. Tutto finisce per stare nello stesso campo visivo.
Abbiamo scelto lavori di momenti molto diversi: “Him”, con Hitler inginocchiato nel corpo di un bambino; “All”, i nove corpi coperti scolpiti nel marmo; “People”, i piccioni che occupano il museo dall’alto; “900”, il cavallo sospeso. Non perché fossero semplicemente i lavori più conosciuti, ma perché messi insieme oggi cominciavano a raccontare qualcosa che nessuno di loro avrebbe potuto raccontare da solo. È questo che mi ha sorpreso. “Him” è del 2001, ma riportarlo a Berlino 25 anni dopo cambia inevitabilmente la distanza da cui lo guardiamo. I corpi di “All” sono gli stessi, ma arrivano dopo anni in cui guerra e morte sono tornate quotidianamente davanti ai nostri occhi. Anche i piccioni di “People”, che altrove potevano sembrare soprattutto intrusi o spettatori, qui finiscono per assomigliare a qualcosa che ci osserva dall’alto. Il criterio non è stato cronologico. Era capire quali opere avessero ancora abbastanza vita per reagire al presente e quali potessero esistere davvero soltanto qui, in questo edificio e in questa città. Le opere non sono cambiate. È il mondo che è tornato verso di loro.











