«C’è mai stato un attore bello come Robert Pattinson che abbia interpretato così tanti personaggi brutti dentro?», si chiede il critico della Bbc Nicholas Barber, nella sua recensione dal Lido di Venezia. Nell’attore britannico convinto che nella vita avrebbe recitato solo in teatro e che è finito poi a lavorare nei kolossal a Hollywood, certamente non abitano moltitudini, ma un paio di personalità almeno si possono censire. Entrambe fanno il loro dovere: quando lavora – non sbagliando quasi mai un colpo – e quando si concede – il sorriso tirato, lo sguardo fisso allo schermo dei telefonini dei fan che scattano i selfie e quello periferico alle guardie del corpo incaricate di ripristinare gli steccati.

A Venezia dove l’abbiamo incontrato, perfettamente incorniciato tra gli elementi classici, gotici e barocchi dell’hotel Danieli, per parlare di Primetime, il film di Lance Oppenheim che alla Mostra del cinema è passato in concorso (in sala dal 15 ottobre), a proposito dei «personaggi brutti dentro» con cui sta infittendo la sua filmografia, chiosava: «La posta in gioco è più alta se sei destinato a perdere, a prescindere dalla decisione che prendi, o a vincere a prescindere da ciò che decidi».