Dopo quindici anni di gestione straordinaria, la sanità calabrese torna in mano alla Regione. Ma è bene dirlo subito, senza che la Corte dei Conti vi apponga il proprio timbro. Pubblicando le motivazioni sulla fine del commissariamento, i magistrati contabili bollano la decisione di Palazzo Chigi come una “scelta di merito politico” su cui non vi è luogo a pronunciarsi: un passo di lato che riconsegna la gestione a Catanzaro, ma priva il Governo di qualsiasi “scudo” contabile.Il pronunciamento dei magistrati contabili – asciutto nel dispositivo ma denso nelle argomentazioni – traccia una linea di demarcazione netta tra la responsabilità politica dell’Esecutivo e le funzioni di garanzia della Magistratura contabile.
Il nodo procedurale e lo scontro sui presupposti
La vicenda trae origine dalla delibera del Consiglio dei Ministri del 22 aprile 2026, con cui il Governo decreta la cessazione del mandato commissariale e il contestuale riaffidamento delle funzioni sanitarie alla Giunta regionale.L’Ufficio di controllo della Corte dei Conti, come si ricorderà, inizialmente bloccato l’atto, sollevando dubbi di legittimità per via di un corto circuito procedurale: la decisione di restituire la gestione alla Regione è assunta prima che il nuovo Piano di rientro per il triennio 2026-2028 sia formalmente approvato dai Ministeri della Salute e dell’Economia.In assenza di questo passaggio, l’Ufficio di controllo rileva la mancanza in atti di “valutazioni tecniche e attestazioni ad hoc di sufficienza del miglioramento dello stato di gestione del Sistema sanitario regionale”, ritenute necessarie per asseverare la capacità della Regione di farsi carico degli obiettivi residui.La Presidenza del Consiglio e i Ministeri della Salute e dell’Economia successivamente difendono l’operato del Governo sostenendo che la scelta si inserisce in “un percorso progressivo, puntualmente documentato e verificato”.La difesa dell’Esecutivo rimarca la distinzione concettuale tra il permanere del Piano di rientro (che prosegue con tutti i suoi vincoli) e la misura straordinaria del commissariamento, sottolineando che l’atto di revoca “non determina effetti finanziari diretti o indiretti, non modifica il contenuto degli obblighi derivanti dal Piano di rientro” e poggia sui progressi riscontrati nel ripristino dei bilanci, nel taglio del debito commerciale e nel miglioramento dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).Solo a luglio 2026, nelle more dell’istruttoria, la Giunta regionale della Calabria formalizza poi, con delibera n. 391, il recepimento delle prescrizioni ministeriali.






