Opere d'arte e trattativa con la mafia. Questo emerge dalle dichiarazioni di Giovanni Brusca al processo a carico di Salvatore Baiardo a Firenze. Baiardo è accusato di calunnia nei confronti del giornalista Massimo Giletti. La vicenda ruota attorno alla presunta esistenza di una fotografia che ritrarrebbe l'ex presidente del Consiglio e fondatore di Forza Italia Silvio Berlusconi insieme al boss Giuseppe Graviano e all'ex generale Francesco Delfino. Secondo l'accusa, Baiardo avrebbe accusato ingiustamente Giletti di aver reso false dichiarazioni ai magistrati, smentendone l'esistenza della foto dopo averne invece parlato allo stesso conduttore.
E dalle dichiarazioni di Brusca al processo adesso viene fuori questo legame con le opere d'arte trafugate: «Dalle discussioni con Antonino Gioè veniva fuori che parlava con Paolo Bellini di trattativa» cioè «se avessimo contribuito a recuperare delle opere d’arte allo Stato, avremmo avuto dei benefici», «Paolo Bellini suggerì di rubare un quadro del valore inestimabile in una galleria di Firenze da poter utilizzare come scambio».
Così ha parlato Brusca rispondendo a domande sui rapporti di Cosa Nostra con Bellini, condannato per la strage di Bologna. Bellini «scende in Sicilia da Antonino Gioè per recuperare dei crediti, non apparteneva a Cosa Nostra», spiega Brusca che sa dire poco dei rapporti di Bellini «coi servizi segreti», come è stato chiesto. Alla domanda di chi avesse in Cosa Nostra competenze per valutare le opere d’arte Brusca ha detto che «Messina Denaro e il padre si intendevano di arte e conoscevano il valore patrimoniale delle opere. Lo confermo».










