Passava ore ad osservare la sua vittima mentre lavorava. Tutto avveniva all’interno della stazione Termini. La donna, che sarebbe sposata con figli, doveva ogni giorno subire la presenza di uno stalker che non faceva altro che importunarla. Una condizione che andava avanti da circa un anno e che rendeva la lavoratrice all’interno della stazione, nervosa, fragile, visibilmente preoccupata. Ormai per lei andare al lavoro significava fare i conti con quella realtà molto scomoda, a tratti anche violenta.
Spariva sempre Sono stati gli uomini della polizia ferroviaria a mettere le manette ad un giovane di 20 anni, della Guinea, accusato di essere il responsabile degli atti persecutori nei confronti della donna. Per i poliziotti non è stato facile arrivare all’arresto del persecutore che è riuscito a sottrarsi più volte alla cattura sparendo dalla stazione e non rispettando altre misure di sicurezza che gli erano state applicate dall’Autorità Giudiziaria. La storia delle molestie è iniziata nell’estate dello scorso anno. La donna incontra per pochi minuti il ventenne in un negozio vicino la stazione e l’aiuta a fare un’operazione commerciale. Un rapporto brevissimo che non aveva alcun senso: solo un aiuto di una passante nei confronti del ragazzo straniero. Ma per lui non è stato così. Il giovane diventa un paranoico che desidera la donna. Si convince di piacerle. E’ sicuro che quella signora non può resistere al suo fascino. Ecco, quindi, che si fa avanti ed il giovane raggiunge la vittima sul posto di lavoro e si dichiara. «Sei bellissima - le dice lo “stalker” - voglio a tutti i costi stare con te». La donna non crede a quelle parole. Si preoccupa subito considerato che tra lei ed il ragazzo non c’era stato nessun tipo di rapporto. Lei gli parla. Gli dice che lui è completamente fuori strada e che lei non prova nulla. Del resto come avrebbe potuto accadere qualcosa in un semplice aiuto in un negozio?L'inizio della paura Qui la donna inizia ad avere paura. Lo straniero va per la sua strada: continua a molestare la vittima. Passa le ore a guardarla mentre lavora. Poi, c’è anche un colpo di scena inquietante. Il molestatore riesce ad avere il cellulare della donna. Sono in corso indagini per scoprire come abbia fatto il ragazzo della Guinea a trovare quel cellulare. Forse, ipotizzano gli investigatori, ha competenze su internet oppure ha trovato un altro stratagemma per ottenere il numero di telefono. Una volta ottenuto il numero si assiste ad una vera e propria “escalation”. Lui inizia a tempestarla di telefonate. Lei lo blocca ma lui la ricontatta usando altre utenze. A quel punto la polizia, che già stava indagando, ferma lo “stalker” e gli notifica un’ordinanza della magistratura che gli vieta ad avvicinarsi alla donna. Sembra un’iniziativa capace di bloccare il ragazzo. Invece non è così. Il giovane della Guinea continua ad avvicinare la vittima alla stazione come se nulla fosse accaduto. Gli agenti lo vedono vicino ad una biglietteria sostare per ore ad osservare la vittima. Ecco che i poliziotti riferiscono al magistrato che lo “stalker” continua imperterrito nella sua devianza: continua ad osservare e ad importunare la donna sul posto di lavoro. A questo punto per lui si aprono le porte del carcere. Ad arrestarlo sono i poliziotti della Questura addetti alla sicurezza della metropolitana Del resto la prima misura, il divieto di avvicinamento, il giovane non l’ha rispettata. Ovvio che il magistrato disponga la custodia in carcere.








