Il nuovo nomenclatore tariffario della specialistica ambulatoriale e della protesica rischia di tradursi in meno prestazioni, meno offerta e liste d’attesa ancora più lunghe. È l’allarme lanciato dall’Uap, l’Unione nazionale ambulatori, poliambulatori, enti e ospedalità privata, che questa mattina a Roma ha presentato i propri dati sul decreto destinato a entrare in vigore il 21 settembre.

Secondo l’analisi dell’associazione, su 2.040 tariffe esaminate, 1.591, pari al 78%, non registrano alcun aumento. Altre 448 vengono invece incrementate, ma per 156 di queste l’aumento è comunque inferiore all’inflazione maturata dal novembre 2024. Il risultato, sostiene l’Uap, è che 1.748 prestazioni su 2.040, l’85,7% del totale, avrebbero una tariffa nel luglio 2026 inferiore a quella che si sarebbe ottenuta semplicemente rivalutando con l’inflazione il valore del novembre 2024.

“Tariffe sotto i costi, pazienti in coda”

A guidare la protesta è la presidente dell’Uap Mariastella Giorlandino, che chiede una revisione urgente del provvedimento. «Le tariffe devono consentire di erogare le cure», è il punto di partenza della sua proposta, con valori costruiti sui costi reali delle prestazioni, dati verificabili e aggiornamenti periodici.