L’eclissi totale. Nei 30 candidati al Pallone d’Oro 2026 non c’è lo straccio di un calciatore italiano. In una lista più affollata dello «Shibuya Crossing» di Tokyo nell’ora di punta (il famoso incrocio diventato virale per i selfie, dove durante ogni semaforo verde fino a 3000 persone attraversano la strada contemporaneamente da ogni direzione), non c’è l’ombra di alcun futbolista di casa nostra. Il che è un dato sconfortante, perché rilancia l’immagine sbiadita dei valori tecnici del calcio italico in giro per il mondo. L’anno scorso ci pensò Donnarumma a tenere alto il tricolore, forse anche perché titolare del City. Quest’anno niente. Nessuno. Zero.
Ma, perché, vi aspettavate il contrario? Con una Nazionale che non si è qualificata nemmeno per il Mondiale più affollato degli ultimi mille anni e che sarà della serie «io speriamo che me la cavo» per la prossima affollatissima edizione, il finale non poteva che essere questo. Ci sarebbe Lautaro Martinez a rappresentare la A... Ma è argentino e la triste verità è che ormai ce la cantiamo e suoniamo da soli, nei nostri confini pallonari, all’interno di una serie A sempre meno competitiva rispetto agli altri campionati europei, salvo sprazzi sparsi qua e là in giro per il Vecchio Continente ad opera delle solite note. D’altro canto, il numero di calciatori italiani nel nostro campionato è pari, più o meno al 30 per cento del totale. Il che significa che non c’è crescita tecnica. Però Malagò, nuovo presidente della Figc, ha pronto il piano di rilancio. E tutti gli amanti del calcio italiano non vedono l’ora di risorgere. A proposito, fra una cosa e l’altra Malagò non dimentichi che c’è una piazza, Bari, prigioniera della «multipropietà»...










