Quando pensiamo ai virus, associamo subito questo termine a febbre, influenza o infezioni. In realtà, nel corpo umano siamo pieni di virus "buoni" e tra questi sono presenti miliardi o persino trilioni di batteriofagi. I batteriofagi o fagi sono virus che infettano e distruggono esclusivamente i batteri. Il loro nome significa letteralmente "mangiatori di batteri" e sono del tutto innocui per l'essere umano. Un gruppo di ricercatori italiani della Fondazione Pisana per la Scienza, in collaborazione con l'Istituto Italiano di Tecnologia di Genova e l'Università di Bologna, ha messo a punto una versione modificata di questi virus che sono capaci di attraversare la barriera emato-encefalica, che spesso impedisce l'ingresso dei farmaci nel cervello.

I virus come "corrieri" Il gruppo di ricercatori italiani ha sviluppato batteriofagi M13 ingegnerizzati, virus innocui per l’uomo che normalmente infettano batteri come Escherichia coli, con l’obiettivo di utilizzarli come “corrieri” per farmaci destinati al cervello. Modificando il loro genoma, gli scienziati hanno ottenuto dei virus capaci di attraversare la barriera emato-encefalica senza perdere la propria integrità strutturale e mantenendo la capacità di raggiungere specifiche cellule bersaglio una volta all'interno del cervello. Queste caratteristiche li rendono dei sistemi di trasporto molto promettenti per veicolare terapie dirette al cervello attraverso il sangue, offrendo un approccio terapeutico che riduce al minimo l'invasività per il paziente. Il progresso tecnologico in medicina La ricerca rappresenta un esempio di nanomedicina biomimetica, un approccio innovativo che consiste nel sfruttare strutture naturali e riprogrammarle per scopi terapeutici. Il risultato, pubblicato sulla rivista Advanced Healthcare Materials, apre nuove prospettive per il trattamento di malattie neurodegenerative e tumori cerebrali. Questa tecnologia potrebbe in futuro consentire di somministrare farmaci al cervello attraverso il sangue in modo meno invasivo. «Il mio lavoro punta a sfruttare sistemi nano- e micrometrici assemblati dalla natura, e dunque già in grado di interagire con le cellule del nostro corpo, e riprogrammarli per svolgere funzioni terapeutiche di interesse» afferma Valentina Castagnola, coordinatrice dello studio.