di
Alessandro Bocci
I nerazzurri creano ma si fanno male da soli a casa di Mourinho. Adesso dovranno vincere almeno cinque delle prossime sette partite
L’Inter è protagonista nel bene e nel male: nell’astronave del Bernabeu gioca, crea, sbaglia, perde. Una serata paradossale, piena di rimpianti. La sconfitta contro i Blancos, pur in versione dimessa per via delle assenze, sette tra squalificati e infortunati, si poteva mettere in preventivo. Non così però, dopo una partita giocata alla pari, anzi meglio. La lezione deve servire. Gli errori in Champions si pagano e sono difficili da rimediare. La squadra di Chivu ha coraggio e personalità, ma amnesie fatali e inammissibili a questi livelli, che finiscono per cancellare quanto di buono viene fatto nell’arco dei novanta minuti. Superficialità e presunzione che non ti puoi permettere se dall’altra parte ci sono Mbappé, Vinicius e Bellingham.
L’Inter si fa male da sola. Jones e Bisseck regalano l’1-0, Martinez il raddoppio anche se poi il portiere compie una serie di parate di grande livello. Nel secondo tempo i nerazzurri rischiano di subire il 3-0 ma arrivano, con un cuore infinito, a riaprire la sfida con Carlos Augusto e a fare paura ai titolati rivali. La rimonta, riuscita con il Napoli, stavolta è un’illusione. Una sconfitta amara, difficile da mandare giù contro un Madrid operaio, fischiato dai suoi esigenti tifosi, ma bravo a mascherare i propri limiti e a sfruttare le distrazioni nerazzurre in perfetto stile Mou.











