Dormire poco e male potrebbe aumentare il rischio di sviluppare e far progredire la malattia di Alzheimer. Ma il sonno, come rivelano due recenti studi accademici, potrebbe anche contenere informazioni preziose per comprendere alcune delle alterazioni cerebrali associate alla malattia e meccanismi in grado di alzare le difese contro la neurodegenerazione: i fusi del sonno e le oscillazioni ultra-lente.
Il legame tra sonno e malattia di Alzheimer
Dormire male potrebbe contribuire alla progressione dell'Alzheimer
Cosa sono i fusi del sonno
Il legame tra sonno e malattia di AlzheimerChi soffre della malattia di Alzheimer presenta spesso delle alterazioni del sonno, ma diverse ricerche hanno mostrato che dormire male potrebbe non essere soltanto una conseguenza della malattia, ma contribuire attivamente alla sua progressione.Quello tra sonno e Alzheimer è un legame da approfondire e in questo senso si inserisce un recente studio condotto dall’Università di Camerino in collaborazione con quella di Bristol che ha individuato nel sonno una nuova possibile firma della malattia. ANSALo studio, pubblicato sulla rivista scientifica The Journal of the Alzheimer’s Association, identifica una nuova firma elettrofisiologica del sonno associata all’Alzheimer: le oscillazioni ultra-lente dell’attività cerebrale che si verificano durante il sonno NREM.Queste oscillazioni contribuiscono a regolare la comparsa dei cosiddetti fusi del sonno e sono legate all’attività di alcuni sistemi che regolano il funzionamento del cervello.







