Un bandierone bianco e azzurro alle spalle, sorretto dai dirigenti e due fila di calciatori, sono stati lo sfondo al ringraziamento per i quasi tre lustri nei quali Nerino Ferroni è stato il custode del campo del Mesola. Il direttore sportivo Edoardo Biondi ha ricordato che la consegna della targa era il risultato di quell’amore per il campo "come se fosse il giardino di casa tua per come l’hai curato, per la passione che hai dedicato, per la disponibilità che hai sempre avuto, anche quando le tue forze erano quasi esaurite". Ha sottolineato come la gratitudine sia non solo della comunità mesolana ma di chiunque abbia superato i cancelli dello stadio e di chi lo abbia incontrato in campo e fuori. Il grazie "viene dal cuore di chi ha potuto conoscerti, averti vicino e godere di quanto tu sia sempre riuscito a fare per chiunque". Il non aver mai detto no, a volte brontolando, a volte protestando, l’aver sempre fatto tutto, anche quando il guardialinee gli chiese di ridisegnare le righe dentro la pozzanghera d’acqua. Lascia un’eredità enorme, e non ce ne voglia chi dovrà sostituirlo, perchè "è impensabile trovare un altro Nerino, siamo tutti diversi, e il tuo cruccio era che tutto fosse perfetto nel tuo campo. Lo stadio di Mesola rimarrà la tua casa per sempre - ha concluso - resteranno le gioie vissute insieme, tante, le delusioni maturate, i tanti giocatori passati per il campo e i tanti ragazzi giovani che hanno giocato e corso anche quando non c’era un allenatore a guardarli, ma tu c’eri e davi loro un pallone, l’acqua e li osservavi, per qualunque bisogno". La targa donata dal presidente Massimo Modena recitava questo messaggio: "Le leggende non giocano sempre in campo: a volte lo preparano. A te, cuore pulsante del Mesola Football Club 1925 e custode della nostra storia". Uno scrosciante applauso ed un po’ di commozione generale hanno salutato il toccante ringraziamento.