Quattro cadaveri in fila, stesi a terra, ciascuno avvolto in un sacco bianco. Le salme, esposte venerdì come trofei nel cortile del Sesto battaglione di fanteria meccanizzata di Riohacha, appartenevano ai combattenti delle Autodefensas conquistadoras de la Sierra Nevada. C’era anche quello di Naín Andrés Pérez Toncel, alias “Bendito menor”, leader del gruppo armato nonché target principale dell’operazione “Centinela de la Patria”, eseguita dalla Direzione investigativa della Polizia nazionale, Interpol, Forze militari e altri organi di pubblica sicurezza della Colombia. “Oggi è giunta la fine delle attività criminali di questo narcoterrorista”, ha rivendicato il presidente colombiano Abelardo De La Espriella, che circondato da agenti presiedeva l’esposizione infamante. “Bandito che non si arrenda finirà in una sacca di plastica, come questo miserabile che abbiamo abbattuto”, ha aggiunto il presidente, in tenuta militare per rivendicare il suo ruolo di “Comandante in capo delle Forze armate”. Le minacce non dissuadono le Autodefensas, che sparavano in aria scortando il corteo funebre di Pérez Nevada. “Non sarà certo lo spettacolo della morte a spaventarli – commenta a Ilfattoquotidiano.it Carol Villarroel, commerciante informale residente a Riohacha -. Gli atti di forza non spaventano questa gente (i gruppi armati, ndr), semmai la rendono più violenta e minacciosa”.