Mauro Matalone, Antonello Pucci, Alessandro Fortunato, Sergio Forcina e Francesco Aversano sono adesso accusati di associazione per delinquere
Cinquanta chili di cocaina del valore di 2 milioni di euro. Pronta a finire sul litorale romano. Ma alla fine se ne trova solo la metà. «Si tengono la droga delle perquisizioni», era l’accusa degli spacciatori. A chi? Ai poliziotti di Anzio. Cinque di loro sono finiti in carcere: si tratta di figure centrali dell’ufficio di polizia giudiziaria – fra cui il responsabile – del commissariato di Anzio, comune del litorale già sciolto per mafia insieme a Nettuno.
La storia comincia con un’intercettazione che risale al febbraio 2024. A parlare Giancarlo Massidda e suo figlio Simone. Ovvero uno dei latitanti più pericolosi d’Italia. L’accusa alla polizia diceva proprio questo: si tengono la droga delle perquisizioni. Mauro Matalone, Antonello Pucci, Alessandro Fortunato, Sergio Forcina e Francesco Aversano sono adesso accusati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati contro la pubblica amministrazione, concorso esterno in associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, peculato, falso e concorso in cessione di sostanze stupefacenti fino all’accesso abusivo a sistemi informatici in uso alle forze di polizia. 17 gli episodi contestati.







