Un nome cancellato oltre tremila anni fa torna alla luce grazie alla quattordicesima campagna di scavo della Missione Archeologica Italiana a Usakli Höyük, nell’Anatolia centrale, coordinata dall’Università di Pisa. Gli archeologi hanno scoperto un raro sigillo a stampo in pietra con un’iscrizione in geroglifico anatolico deliberatamente abrasa. Un gesto probabilmente compiuto per cancellare l’identità, il ruolo o l’autorità del proprietario. Ma le tracce rimaste sotto l’abrasione hanno permesso agli specialisti di recuperare e leggere il nome inciso, aprendo nuove prospettive sulla storia del sito e sulle dinamiche di potere del mondo ittita.

Il sigillo è stato trovato nell’area della cosiddetta Struttura Circolare, monumento dalla funzione ancora in fase di studio. I risultati rafforzano l’ipotesi che Usakli Höyük corrisponda all’antica Zippalanda, città sacra del Dio della Tempesta e meta dei pellegrinaggi della corte reale ittita.

La campagna ha portato alla luce anche i resti di un possibile edificio monumentale distrutto da un incendio. La struttura, per dimensioni e caratteristiche, potrebbe rappresentare la prima testimonianza di una nuova fase di monumentalizzazione della cittadella durante la media Età del Ferro, secoli dopo l’abbandono degli edifici pubblici ittiti.