Nelle acque ormai iper-militarizzate dello Stretto di Hormuz, un veicolo sottomarino senza equipaggio è diventato il fulcro di un nuovo braccio di ferro, tanto operativo quanto propagandistico, tra Iran e Stati Uniti. Teheran ha rivendicato la cattura all’alba di un drone subacqueo americano; Washington ha subito ridimensionato l’episodio, definendo il mezzo un modello datato e fuori servizio. Lo scontro di versioni si innesta su una delle rotte energetiche più delicate del pianeta.
La notizia è stata diffusa per prima dai Guardiani della Rivoluzione, che hanno attribuito alle proprie forze navali il recupero del veicolo all’imboccatura dello Stretto. Stando alla televisione di Stato, l’azione sarebbe il risultato di una combinazione di intelligence e intervento operativo condotto alle prime luci del giorno. Le autorità iraniane hanno descritto il sistema come uno dei più avanzati UUV in dotazione alla US Navy, definendolo un “sottomarino intelligente” e celebrandone la cattura come prova della capacità di contrastare la superiorità tecnologica statunitense.
La smentita del Pentagono è arrivata con prontezza per voce del capitano Tim Hawkins, portavoce dello United States Central Command (CENTCOM). Secondo Washington, il mezzo era impegnato in un’attività di sorveglianza di routine nella regione quando ha subito un guasto tecnico, verificatosi oltre ventiquattr’ore prima dell’annuncio iraniano. Hawkins ha precisato che si trattava di un modello obsoleto e malfunzionante, privo di apparati classificati, sonar, radar o altri sensori sensibili per la raccolta d’intelligence. Le operazioni statunitensi nell’area, ha aggiunto, non hanno subito interruzioni.








