In un Paese che ha innalzato a padre della patria Silvio, lo scimmiottamento dei sacri riti matrimoniali è l’ultima cosa che si può rimproverare a Luì e Sofì. E poi, al netto del business, i due potrebbero essere un modello per l’educazione affettiva…
«E una diretta Twitch della prima notte di nozze, no?». Difficile risparmiarsi un pizzico di malignità, all’indomani del matrimonio-show di Luì e Sofì, alias Me Contro Te, celebrato sabato scorso all’Unipol Dome di Milano davanti a 6 mila spettatori paganti ed esultanti, specie quelli che avevano comprato i biglietti più economici e si sono visti spostare nelle prime file più costose, dove c’erano molti antiestetici vuoti da riempire.
Ma la frecciata nasce già spuntata. Innanzitutto, perché i due giovani content creator per bambini emanano la sensualità di un set di pentolini giocattolo, e la fantasia più sfrenata che può suggerire la loro prima notte è una battaglia a cuscinate. E poi perché il matrimonio dei Me Contro Te è stato effettivamente consumato, non in pubblico, ma dal pubblico, intendendo per “consumo” l’acquisto e l’uso di beni e servizi: oltre al biglietto, il meet-and-greet e il merchandising a tema, magliette, fermagli, cerchietti luminosi con velo andati letteralmente a ruba fra le piccole “Trote” (così si chiamano i loro fan).











