Il governo cinese vuole quadruplicare la propria capacità di calcolo entro il 2030 e realizzare un cluster di calcolo per l’intelligenza artificiale con almeno 100mila acceleratrici. Obiettivi ardui, ma che riflettono l’ambizione di Pechino in tema AI
La Cina si è posta un obiettivo niente male: realizzare un cluster di calcolo per l’intelligenza artificiale con almeno 100mila acceleratrici e quadruplicare la propria capacità di calcolo entro la fine del decennio. A scriverlo è il South China Morning Post, riportando le ambizioni di Pechino in materia di AI. Alcune di queste sono contenute nel documento pubblicato lunedì dal Ministero dell’Industria e dell’Informatica, un piano industriale di cinque anni con cui arrivare a 9.800 exaflops entro il 2030. Per capirci, 1 exaflop equivale a un quintilione di operazioni in virgola mobile al secondo. Il costo totale è pari a 532 miliardi di dollari. A cui si dovrà aggiungere quello per l’adattamento dei sistemi ai chip di calcolo sviluppati internamente e quello per le infrastrutture dedicate all’inferenza dell’AI.
La capacità di calcolo cinese sta viaggiando a ritmi notevoli. A fine giugno aveva raggiunto i 2.185 exaflos (+177% rispetto a un anno prima), un mese dopo i 2.450 exaflops. Merito anche della politica “East Data, West Computing”, avviata nel 2022 per trasferire le attività di calcolo da est – più densamente popolare – a ovest – dove il costo della terra e dell’energia è meno impattante. Da quel momento, sottolinea il quotidiano, sono state creati 8 hub di calcolo nazionali (dove è concentrato l’80% della capacità di calcolo dell’intero paese), 10 cluster di data center, mentre in 3 regioni è stato concentrato il coordinamento delle infrastrutture di calcolo con le fonti di alimentazione.






