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Secondo un’inchiesta del quotidiano israeliano Haaretz, poco prima del 7 ottobre del 2023 il primo ministro Benjamin Netanyahu venne avvertito da una fonte molto autorevole della possibilità concreta di un massiccio attacco di Hamas in Israele, ma non passò l’informazione ai servizi di sicurezza. L’inchiesta è basata su interviste con decine di fonti in Israele e all’estero, documenti e conversazioni private.
Shlomi Eldar e Ruth Yuval, gli autori dell’inchiesta (pubblicata anche in un libro in ebraico, Ostaggi: 843 giorni di abbandono), scrivono che ad avvertire Netanyahu fu il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohammed bin Zayed. Lo fece circa una settimana prima degli attacchi del 7 ottobre, in cui vennero uccise circa 1.200 persone israeliane e decine furono rapite, e in seguito ai quali Israele avviò la sua devastante campagna di attacchi e bombardamenti sulla Striscia di Gaza.
L’informazione arrivò a bin Zayed tramite un mediatore da Yahya Sinwar, all’epoca uno dei più importanti leader di Hamas, considerato il principale ideatore degli attacchi del 7 ottobre. Sinwar venne ucciso da Israele circa un anno dopo, nell’ottobre del 2024.
Nel 2023 Israele e Hamas avevano appena riavviato negoziati segreti per arrivare a una “hudna”, una tregua. Sinwar voleva soprattutto ottenere la fine del blocco israeliano sulla Striscia di Gaza, che impediva (e impedisce tuttora) il libero passaggio di persone e merci e rende la vita dei gazawi molto complicata. Israele era alle prese con scontri tra esercito e palestinesi in Cisgiordania e contestazioni al confine anche nella Striscia di Gaza. Molti temevano in quei mesi che la situazione potesse aggravarsi.










