Nel precedente contributo dedicato allo European Health Data Space (EHDS), il nuovo quadro europeo è stato presentato come un cambiamento destinato a incidere non soltanto sull’accesso ai dati sanitari, ma anche sulla cultura con cui vengono prodotti, governati e riutilizzati. L’articolo si concludeva interrogandosi sulla capacità dell’Italia di dotarsi delle competenze, delle infrastrutture e delle procedure necessarie. È da quella domanda che prende avvio questo approfondimento.L’istituzione degli Health Data Access Bodies e la definizione di procedure comuni non saranno sufficienti, da sole, a rendere i dati concretamente disponibili. Il funzionamento dell’EHDS dipenderà anche dalla capacità degli health data holder, quindi aziende sanitarie, IRCCS, università, enti di ricerca e altri soggetti pubblici e privati, di sapere quali dataset detengono, descriverli e prepararli quando l’accesso sarà autorizzato.Per molte organizzazioni ciò richiederà un cambiamento sostanziale. I dati sono spesso distribuiti tra sistemi, progetti e unità operative differenti, mentre responsabilità e competenze non sono strutturate per sostenerne il riuso. A questo si aggiungono obblighi più estesi per i dataset finanziati con risorse pubbliche e il problema del patrimonio storico accumulato in decenni di ricerca. Il regolamento fissa già principi importanti, ma molti dettagli applicativi devono ancora essere chiariti.Indice degli argomenti