Se il doppio registro è un’abilità

Pasquale Ferraro

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Il doppio registro in politica viene spesso ingenuamente letto come un doppio gioco — un’abilità di imbonire la folla nelle piazze e nei talk show da una parte e poi di ingraziarsi l’establishment nei luoghi del potere dall’altra — quando in verità rappresenta non un gioco di prestigio, ma un’abilità politica. È la capacità che consente ai leader di confrontarsi con pubblici differenti: nel caso del Forum Ambrosetti di Cernobbio, con interlocutori estremamente distanti, per formazione e interessi, dai “mangiatori di salsiccia” assidui frequentatori delle Feste dell’Unità e dalle piazze pro-Pal animate dalle flottiglie di terra dei centri sociali e degli antagonisti, rigorosamente avversi al capitale “maligno” e al mercato (meglio il buon vecchio “sei politico” che mantiene in vita una certa mediocrità).

La capacità di utilizzare il doppio registro avrebbe sicuramente giovato ai leader del campo largo che, diciamolo in termini benevoli, hanno fatto una figura barbina. Le premesse certo non erano delle migliori, preso atto che ad oggi la sinistra non ha né un leader, né un programma, né una coalizione delineata da esporre ai manager e alle figure chiave del mondo dell’economia ospiti di The European House – Ambrosetti, abituati ad ascoltare proposte chiare e poco arzigogolate. Senza dimenticare una vecchia legge sempre valida nella galassia degli interessi economici: tra la certezza e la scommessa, in tempi grami, vince la certezza.