Travis Kalanick (Photo by Justin Sullivan/Getty Images)

Genio e sregolatezza, l’espressione sembra tagliata su misura per Travis Kalanick. Programmava già durante la scuola media e il suo pallino di “digitalizzare il mondo fisico” lo ha portato a creare Uber. Prima che fosse quotata in Borsa, la sua azienda valeva 70 miliardi di dollari e lui ne fu estromesso dagli investitori.

“Ho lasciato nel 2017 col cuore spezzato. Fui strappato via da un’idea cui avevo dedicato tutta la vita. Accadde pochi giorni dopo la morte di mia madre e il grave incidente nautico in cui mio padre rischiò la vita. Ero distrutto ma mi sono rialzato e ho lottato per tornare nell’arena”, scrive commosso Travis nel “manifesto” che annuncia la nuova startup Atoms che conta tra gli investitori anche Uber con 100 milioni di dollari.

Atoms è un’azienda orientata verso in mercato dei robotaxi e della robotica industriale che, grazie ad un round di finanziamento guidato da Andreessen Horowitz, ha raccolto 1,7 miliardi di dollari. Ma oltre alla robotica industriale nei piani della startup compaiono attività minerarie e trasporti. Come nello stile Kalanick gli obiettivi sono ambiziosi: con una massiccia campagna di assunzioni e alcune acquisizioni, Atmos punta ad un posto in prima fila nel settore della guida autonoma e dell’automazione. Funzionale al progetto più ampio l’acquisizione di Pronto, startup di estrazione mineraria autonoma guidata da Antony Lewandowsky, ex di Uber che ha subito una condanna di 18 mesi per “furto di segreti commerciali” e poi è stato graziato dal Presidente Donald Trump.