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Fa discutere la scelta dei moderni partigiani 4.0 di scendere in piazza per dire «no» a un provvedimento di legge che avrebbe come unico fine evitare comportamenti «discriminatori» nei confronti di chi riceve offese e attacchi solo perché professa una religione diversa. Sorprende, e non poco, l’ultima nota dell’Anpi che critica il ddl solo perché proposto dal centrodestra: «Nasconde la possibilità di una gravissima lesione ai diritti di libertà politica, cultura e accademica, colpendo così le manifestazioni di posizioni critiche». Peccato, però, che con la normativa non si metta alcun bavaglio. Si dà, infatti, la possibilità a chiunque di criticare atteggiamenti ritenuti poco democratici. Si punisce, insomma, l’odio razziale e non il dissenso politico.

Ecco perché, secondo Fratelli d’Italia, l'associazione, «con simili prese di posizione», dimostrerebbe di essersi «ridotta a una delle tante sigle dell’estrema sinistra e di aver perso ogni credibilità». Marco Scurria, Ester Mieli, Ella Bucalo, Lucio Malan, Raffaele Speranzon e Giulio Terzi di Sant’Agata, componenti della Commissione Segre, evidenziano, con tale modus operandi, abbia nei fatti «gettato la maschera». Dovrà, infatti, condividere la protesta con sigle di sinistra-sinistra, come Potere al Popolo, Cambiare Rotta e Osa.