A distanza di sei mesi dalle Olimpiadi Milano-Cortina 2026, la società che gestisce gli impianti di risalita di Bormio scopre che il grande evento, osannato come un successo dagli organizzatori e dai politici, in realtà è stato un disastro economico. In termini di incassi e di numero di utenti. La protesta, indirizzata alle autorità pubbliche, diventa così l’occasione per riproporre uno dei progetti più devastanti di espansione dell’industria dello sci, il collegamento dei comprensori di Bormio e di Livigno, passando per Santa Caterina. Si tratta di un mega-piano economico da quasi 300 milioni di euro, su cui si erano espressi alcuni mesi fa alcuni Comuni della zona, dando mandato alla Comunità montana di occuparsene. In questo quadro si registra anche il fallimento della nuova cabinovia di Bormio, dopo lo smantellamento di un vecchio impianto e il progetto affidato da Società Infrastrutture Milano Cortina 2026 (Simico) all’impresa bresciana Graffer, mai avviato e infine revocato.
La Società Impianti Bormio ha affidato le lamentele a un documento. “Sib sta osservando da mesi con grande preoccupazione quanto sta accadendo, una situazione in cui la programmazione aziendale è costantemente minacciata e viene messo a rischio il futuro della destinazione. Per raccogliere i benefici dell’evento olimpico abbiamo bisogno di sapere quali siano le intenzioni e prospettive delle amministrazioni comunali circa la realizzazione degli impianti di risalita olimpici e come intendano riparare ai danni che hanno causato e stanno causando alla nostra società”. Poi l’affondo: “La stagione 2025/26, afflitta dalle chiusure forzate per i Giochi, è andata in archivio come la peggiore stagione di sempre dal punto di vista delle presenze sulle piste: solo 275 mila primi ingressi, ben 100mila in meno rispetto alla media storica”. La pista Stelvio, sede delle gare di sci alpino maschile, è rimasta infatti chiusa a lungo.






