Rincara tutto, dal carrello della spesa alle bollette. A Reggio, per non farsi mancare nulla, anche gli affitti si sono messi a correre: dal 2018 al 2025 i canoni liberi sono saliti del 33%, uno degli aumenti più forti d’Italia, a fronte di una media nazionale del +27,9%. Un record di cui inquilini e famiglie avrebbero fatto volentieri a meno. Il fenomeno segna una spinta al riallineamento di Reggio ai costi di altre città dove ci sono possibilità di occupazione e buoni servizi; il canone concordato riesce a frenare almeno in parte la corsa dei prezzi.

Emerge da una ricerca del Sole 24 Ore sui dati Omi-Agenzia delle Entrate. Nel 2025 il canone medio dei nuovi contratti liberi ’4+4 anni’ per un alloggio di 80 metri quadri nel capoluogo reggiano è stato di 550 euro al mese, il 33% in più rispetto al 2018. Per i contratti a canone concordato la media è di 516 euro, con un aumento del 24,2%. Una differenza di 8,8 punti. E soprattutto il contratto agevolato è ormai largamente prevalente: rappresenta il 66,7% dei nuovi contratti lunghi, contro una media nazionale del 50,8%.

Il dato reggiano spicca anche nel confronto italiano. L’aumento del 33% dei canoni liberi è ben superiore al +27,9% medio nazionale e colloca Reggio tra i capoluoghi con gli incrementi più forti. Il concordato (+24,6%), invece, cresce invece in linea con il dato nazionale (+24,6%). In valore assoluto Reggio non è tra le città più care d’Italia, ma la dinamica degli ultimi 7 anni segnala una pressione crescente sul mercato della locazione. Il quadro emiliano-romagnolo è molto articolato. Come prevedibile Bologna resta nettamente la città più cara, con 916 euro medi per il libero (+30,1% sul 2018) e 730 per il concordato (+23,8%), che però pesa soltanto per il 29,7% dei nuovi contratti lunghi. Se si guarda a città vicine Modena arriva a 849 euro nel libero (+25%) e 559 nel concordato (+15,7%), con una quota di concordati del 64,1%. Parma è a 664 euro (+24,4%) contro 516 (+17,1%), ma qui la diffusione del concordato scende al 20,9%.