Bimbo maltrattato in classe, c’è almeno un soggetto finito sotto inchiesta. A distanza di mesi dalla presentazione della denuncia, cambia il quadro investigativo: verifiche in corso sul target dell’esposto, vale a dire sull’operatore scolastico indicato come responsabile delle urla e dei maltrattamenti all’interno di una scuola di Scampia. Una vicenda tutta da mettere a fuoco, che fa leva anche sulla complessità di utilizzare il materiale investigativo finora raccolto. Ma facciamo un passo indietro: siamo allo scorso autunno quando una coppia di genitori si vede costretta a improvvisarsi detective.

Il retroscena Un caso denunciato in tempo reale da questo giornale, a proposito della decisione da parte di due coniugi di cucire un registratore in miniatura nel grembiulino del piccolo. Una sorta di cimice clandestina, motivata dall’esigenza di capire cosa stesse accadendo nella vita del piccolo. Quello che è stato appurato una volta tornato a casa il bambino è storia nota. Bimbo maltrattato a Scampia, Marciani: «La storia risale a un anno fa: la seguiamo già da tempo»In sintesi, sono stati registrati otto minuti drammatici: si sente la voce dell’operatore scolastico che minaccia il bambino e che lo costringe a chiedergli scusa. Parole cariche di rabbia e di violenza, al netto di un bambino che piange e si dispera. Doverosa una premessa. Oggi il piccolo ha 10 anni. Il bimbo conduce il proprio percorso didattico facendo leva anche sull’intervento di sostegno assicurato dalla scuola, a causa di un disturbo allo spettro autistico. Le accuse Le voci e le urla, le minacce e i pianti del piccolo hanno spinto i genitori a formalizzare una denuncia. Oggi il caso viene seguito dall’avvocato Francesco Petruzzi, nell’ambito di un’inchiesta che ha fatto registrare comunque alcuni sviluppi sotto il profilo formale. C’è un’ipotesi di accusa (lesioni personali), ma anche un soggetto sotto inchiesta. Fascicolo condotto dal pm Antonella Lauri, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Giancarlo Novelli, titolare dei casi che coinvolgono le cosiddette fasce deboli. Ora si attendono approfondimenti di natura investigativa, anche se c’è da fare una premessa: non è scontato l’impiego della registrazione segreta, per quanto abbia un contenuto abbastanza esplicito. Una vicenda comunque amara, come sempre accade quando al centro della cronaca finiscono i bambini. Le intimidazioni Ma proviamo a rileggere la traiettoria delle indagini. Siamo a Scampia, in una scuola elementare che da sempre assicura standard di formazione elevati su un territorio complesso. Una coppia di genitori intuisce alcuni segnali di disagio da parte del bambino. Quando rientra in casa è nervoso e aggressivo. Non solo: presenta lividi e graffi all’altezza del collo e della schiena. Cosa sta accadendo in classe? L’incubo si materializza dopo aver ascoltato l’audio rubato attraverso un registratore non regolare. Si avvertono le urla dell’operatore, che scandisce: «Mi devi chiedere scusa... ripeti la parola scusa...». Lacrime del bambino, in una condizione di sofferenza. Una scena finita agli atti, resa pubblica anche attraverso la denuncia e la segnalazione ai media. E c’è una domanda che resta sullo sfondo: pur ammettendo le minacce e i maltrattamenti da parte dell’operatore, per quale motivo nessuno in classe è intervenuto? Perché nessuno si avvicina al piccolo, che nel frattempo si dispera, magari nel tentativo di attirare l’attenzione? La procedura Domande destinate al vaglio degli inquirenti. Nel corso di una intervista alla madre del bambino, è stato ribadito un concetto: bisogna assicurare tranquillità ai bambini, ma anche trasparenza. Per quale motivo non mettono le telecamere all’interno delle aule? Una richiesta di trasparenza al momento disattesa, al punto tale da spingere due genitori a improvvisarsi detective. E non è detto che la strategia adottata da due coniugi in difficoltà e desiderosi di proteggere un figlio possa rilevarsi la strada giusta.