«Dieci ragazze per me / posson bastare / (… ) Dieci ragazze per me / Solo per me». Quasi 60 anni dopo Battisti (era il 1970, testo di Mogol), ecco che Sfera Ebbasta vive nella realtà ciò che per il grande Lucio era un sogno ad occhi aperti, nemmeno troppo convinto. Sì, perché mentre l’artista di Poggio Bustone ne desiderava 10 ma in realtà ne voleva solo una, il grande amore che non gli corrispondeva, il rapper di Cinisello Balsamo ne ha davvero radunate 10, l’altra sera a San Siro, in un settore dello stadio destinato dall’Inter ai vip. Dieci bellezze-fotocopie in abito nero, giustamente annoiate, alcune imbronciate, altre con la testa sullo schermo del telefonino. Tutte per lui, seduto davanti e in mezzo come un piccolo principe, peraltro un maturo 33enne, e le brune e le bionde, le lisce e le ricce a fare da contorno. Tappezzeria, come si diceva una volta a proposito delle ragazze che alle feste nessuno invitava a ballare? Forse sì, ma le 10 ragazze-immagine (reclutate o lì di loro sponte, magari scelte tra le fan) con ogni evidenza si trovavano lì allo scopo che se ne parlasse. E se ne è discusso, fin troppo: sui social è tutto un coro di biasimo e rincrescimento per questa scena d’altri tempi ordita dal rapper non più di primo pelo, più triste che bella, più noiosa che sorprendente. Tempi in cui, come ha scritto sapientemente lo psicologo Alberto Pellai, Lorella Zanardo denunciava nel documentario “Il corpo delle donne” il «ruolo decorativo del corpo femminile all’interno di tutte le trasmissioni della Tivù generalista». Era il 2009 e siamo ancora lì, nota l’esperto, di fronte a stereotipi culturali che oseremmo definire primitivi. Migliaia i commenti sotto il ragionamento di Pellai, che con il suo post, specifica, vuole «promuovere un pensiero critico sulla cultura di cui lui (Sfera Ebbasta ndr), volente o nolente, è un testimonial di riferimento». Pellai ha raggiunto il suo scopo: gli utenti di Facebook, immaginiamo mediamente boomers, si schierano con lui e contro il Trap King, con qualche rara eccezione che considera l’harem di belle e giovani donne un sogno proibito.A quanto già osservato con competenza e serietà dall’esperto vogliamo aggiungere tre cose. La prima: Sfera Ebbasta ha in uscita a giorni un nuovo album e la trovata di marketing del gineceo, pur se un po’ datata (o forse proprio per quello?), gli ha assicurato una enorme visibilità. Se se ne parla male, anche con un po’ di indignazione, tanto meglio: a parte Jovanotti, Ghali e pochi altri, i rapper sono obbligati a costruirsi una certa aura sulfurea, altrimenti che “cantanti di strada” sarebbero? Le 10 ragazze potrebbero avere a che fare con le nuovi canzoni, o con il titolo ancora sconosciuto dell'album, o con chissà che sorpresa arriverà a breve. La seconda: a guardare il bicchiere mezzo pieno, è positivo, secondo noi, che si sia sollevato un polverone sulle immagini dell’harem allo stadio Meazza. Al netto della visibilità per Sfera Ebbasta a cui abbiamo accennato, è segno che moltissimi, in un’Italia in cui il sessismo e la misoginia non sono tramontati, non ritengono più accettabili sceneggiate di questo tipo, diseducative e dannose per l’universo femminile. Alcune domande sono state poste perfino dagli stessi tifosi neroazzurri: perché l’Inter ha accettato di fare da sfondo a un simile teatrino di donne-manichini? I commenti negativi dimostrano che una larghissima fetta dell’opinione pubblica non tollera più che le donne siano trattate sulla scena pubblica come ancelle o oggetti da esibire e desidera esprimere in modo chiaro il suo biasimo. Segno che la sensibilità è cresciuta. Resta da verificare se anche i giovanissimi la pensano così (e in particolare i fan di Sfera Ebbasta e degli altri rappre-trapper, portatori di una subcultura a volte tremendamente misogina), magari anche grazie al fatto che da anni nelle scuole e in famiglia si parla sempre di più di parità, rispetto e di lotta agli stereotipi.La terza: bisogna anche chiedersi sommessamente perché tante, troppe ragazze sentano il bisogno di rispecchiarsi negli occhi dei maschi per affermare la propria identità. Le ragazze di San Siro sono solo una parte minuscola dell'universo emerso (cioè non sommerso) di ragazze immagine che popolano locali, pubblicità, trasmissioni televisive, ahimé pubblicità, che trovano nell'esposizione della propria bellezza una via per l'affermazione, ancorché momentanea. Questo mettersi a disposizione o riflettere se stesse nello sguardo maschile lo osserviamo perfino tra le preadolescenti, nell’abbigliamento, negli atteggiamenti, nel trucco. Discorso amplissimo, che meriterebbe ben altre trattazioni. Però, però… a osservare bene la foto dell’harem di Sfera Ebbasta, non si coglie negli occhi di quelle 10, o almeno della maggior parte di esse, una certa noia, un imbarazzo, un disagio diffuso, un “non vorrei essere qui” condiviso che fa a pugni con l’evidente voglia di apparire che le ha portate fin lì? Siamo solo noi a volerlo vedere (sempre per la teoria del bicchiere mezzo pieno)?