E due. Dopo la Corea di “Possible Love”, ecco il Giappone di “Look Back”. Dovessimo assegnare il Leone su basi geografiche, l'Asia finora vincerebbe a mani basse, con l'unica possibile concorrenza del McDonagh di “Wild Horse Nine”. Anche perché nell'incantevole “Look Back” un Hirokazu Kore-eda tornato grande dà forma a uno dei sentimenti più ardui da rappresentare, oltre che rari sugli schermi di questi anni. La gioia.Proprio così: la pura e semplice gioia di esistere. Il sentimento pànico di fusione col mondo e con la Natura che si prova da bambini e qui scandisce le vite di due ragazzine che all'inizio nemmeno si conoscono. Ma presto diventeranno inseparabili perché entrambe dotate di un talento incredibile per il disegno, che in Giappone, soprattutto a quell'età, significa manga.Quindi ecco la piccola Fujino sfornare con pochi tratti sapienti strisce che incantano tutta la scuola ma non sfuggono agli insegnanti. Tanto che un suo allampanato maestro la spedisce in missione speciale, come scoprirà, dalla coetanea Kyomoto, che disegna a sua volta come un padreterno, con stile diversissimo e una preferenza per gli sfondi (mentre Fujino crea soprattutto personaggi), ma non esce mai dalla sua stanza…E qui “Look Back” segna un punto decisivo perché non spiega mai nulla, non razionalizza, non allarga il campo, non dissipa le ombre, che pure ci sono. Non si preoccupa minimamente del mondo intorno alle sue due protagoniste, a partire dagli adulti, quasi invisibili. Ma resta concentrato su Fujino e Kyomoto e sul loro sguardo, seguendole in inquadrature che tra laghi e montagne, trascorrere delle stagioni e volo degli uccelli, metabolizzano a meraviglia secoli di arte giapponese. Alternate a primi e primissimi piani del loro lavoro, dunque carta, pennini, pennarelli, matite, fino agli schermi luminosi dei tablet.Fino a creare, anche grazie allo straordinario lavoro sul sonoro, il piccolo miracolo di riportarci all'infanzia, quando tutto era possibile e il senso del limite (della morte) era ignoto. Anche se naturalmente prima o poi la realtà arriva a chiedere il conto, o per dirla in altri termini il Male si affaccia, e il tempo inizia a scorrere anche per le due piccole mangaka, che nel frattempo sono diventate due adolescenti nonché due star del fumetto (le quattro interpreti delle protagoniste nelle diverse età sono da sole un piccolo miracolo).Parte del segreto sta probabilmente nel manga omonimo di Tatsuki Fujimoto adattato da Kore-eda. Ma il film deve la sua originalità e la sua profonda bellezza alla capacità di invertire in certo senso il cammino, risalendo allo splendore originario dei paesaggi nipponici anche grazie a una lavorazione-monstre durata un anno e mezzo. Quasi per ribadire il concetto che alla fine di tutto, dopo la gioia più assoluta e dopo l'orrore più inconcepibile, in fondo resta solo l'arte. Il lavoro, l'impegno quotidiano, la fatica di creare, che significa correggere, ricominciare, scoprire quel che non sapevi nemmeno di cercare per catturarlo prima che svanisca.“Sai che c'è, stare tutto il giorno a fare manga è noiosissimo, tornerò a fare sport, magari divento un'atleta!”, sbotta un giorno la piccola Fujino, stufa di stare sempre rinchiusa a sfornare disegni. Balle. Nell'ultima inquadratura eccola di nuovo curva a tavolino, di spalle. Alle prese con la sua condanna e la sua salvezza.Un film senza tempo, cioè fuori dalla Storia, proprio perché tutto calato nell'infanzia, e che proprio per questo magari non vincerà nulla in una Mostra dominata dal frastuono delle tragedie passate e presenti. Ma è anche di film così che abbiamo bisogno.
Con "Look Back", Kore-eda ritrova la gioia. E incanta Venezia
Il regista giapponese adatta il manga di Tatsuki Fujimoto e racconta l'amicizia di due ragazze unite dal talento per il disegno. Un film sull'infanzia, sulla sc











