Il buyback di Eni da 3,4 miliardi, che potrebbe fare da apripista per una nuova tranche di privatizzazione riservata agli investitori istituzionali, come spiegato da MF-Milano Finanza il 5 settembre, ha acceso l’attenzione del mercato.
Gli scenari si basano sull’assunto che il completamento del programma di acquisto di azioni proprie, previsto entro aprile 2027, creerebbe spazio per un’ulteriore cessione di quote da parte degli azionisti pubblici, Mef e Cdp, senza far scendere la partecipazione complessiva sotto la soglia del 30%.
Oggi Mef (2,17%) e Cdp (30,92%) detengono congiuntamente poco più del 33% del capitale; l’annullamento delle azioni proprie acquistate da Eni potrebbe portare la quota pubblica verso 34,6–34,8%.
Secondo le simulazioni riportate, spiega Equita, una vendita limitata allo spazio creato dal buyback potrebbe valere tra 1 e 1,2 miliardi di euro, mentre un’operazione più ampia, con il coinvolgimento anche di Cdp e mantenimento della quota pubblica al 30%, potrebbe generare incassi per oltre 3 miliardi di euro ai prezzi attuali.
«La notizia», commentano gli analisti, «è da leggere come un possibile tema tecnico di mercato più che come un elemento fondamentale sull’equity story.







