C’è una data da segnare in rosso nel calendario del Tesoro, perché può sbloccare valore fino a oltre 3 miliardi di euro: è aprile 2027, periodo entro il quale Eni avrà completato il nuovo buyback da 3,4 miliardi di euro, spalancando la porta a una potenziale ulteriore vendita di azioni a investitori istituzionali da parte dei soci pubblici.
Oggi il ministero dell’Economia e delle Finanze (2,16%) e Cassa Depositi e Prestiti (30,9%) detengono congiuntamente poco più del 33% del capitale del colosso energetico, ma dopo che Eni avrà annullato le azioni proprie acquistate - riducendo il numero di quelle in circolazione – i due azionisti pubblici potrebbero veder crescere il loro peso, rispettivamente al 2,27 e al 32,5%.
A quel punto, cedere un’ulteriore quota del Cane a sei zampe potrebbe portare nelle casse dello Stato più di qualsiasi windfall tax sui tanto discussi extra-profitti e coprire in un colpo solo circa il 15% dell’intero obiettivo di incasso che il governo ha fissato al capitolo privatizzazioni, traguardo dal quale è ancora molto distante.
Due ragioni per una nuova privatizzazione Per ora è una suggestione, che non ha ancora preso forma a via Venti Settembre, ma a darle solidità ci sono almeno due aspetti sui quali il mercato a iniziato a ragionare.







