A volte la Formula 1 non si vince partendo davanti, si vince quando davanti non c’è più nessuno da guardare. Quando la griglia sembra una condanna e, invece, diventa il punto di partenza per scrivere una pagina di storia. Andrea Kimi Antonelli lo ha fatto a Monza, nel modo più romantico possibile: davanti al pubblico italiano, nel giorno del sogno, partendo 19° e arrivando primo davanti al rivale e compagno di squadra George Russell, dopo aver realizzato la bellezza di 26 sorpassi. Una rimonta che lo porta direttamente dentro una galleria ristrettissima di imprese. Soltanto un uomo, nella storia del Mondiale, era riuscito a vincere partendo ancora più indietro. Il nome è quello di John Watson, protagonista di una delle imprese più incredibili mai viste in Formula 1. A Long Beach, nel 1983, la sua McLaren scattò addirittura dalla 22ª posizione.
Il suo è ancora oggi il record assoluto, dietro di lui adesso ci sono Antonelli e Bill Vukovich alla 500 Miglia di Indianapolis del 1954, valida per il Mondiale di F1. Su una Kurtis Kraft motorizzata Offenhauser, l’americano, dopo una qualifica difficile, trasformò la gara in una progressiva scalata e prese il comando già al 61° giro, lo riconquistò dopo le soste e lo fece definitivamente dal 150°. Era la sua seconda Indy 500 consecutiva. Per Kimi però è diverso, lo ha fatto a Monza, nel Tempio della Velocità, davanti a un pubblico di casa che aspettata da sessant’anni un italiano sul gradino più alto del podio, ovvero dal successo di Ludovico Scarfiotti su Ferrari nel 1966.










