Almeno quattordici esponenti della società civile serba sono stati presi di mira dall’inizio dell’anno con software di sorveglianza avanzata. Tra loro studenti, attivisti e politici dell’opposizione. Citizen Lab ha confermato un’infezione con Pegasus, mentre riemerge NoviSpy, già collegato in passato alle autorità di Belgrado. Il governo respinge le accuse

Almeno quattordici persone appartenenti alla società civile serba sono state prese di mira, dall’inizio del 2026, con software di sorveglianza avanzata. È quella che Share Foundation, organizzazione di Belgrado specializzata in diritti digitali, definisce la più ampia ondata di questo tipo finora documentata nel Paese. La vicenda, raccontata dal Guardian, riguarda membri del movimento studentesco, attivisti, un parlamentare e un consigliere locale dell’opposizione.

A rendere il caso particolarmente significativo è, soprattutto, la natura degli strumenti individuati. Le analisi forensi condotte insieme a Citizen Lab e Amnesty International hanno infatti rilevato l’impiego di diverse tecnologie: da Pegasus, il software sviluppato da NSO Group, a una nuova versione di NoviSpy, il malware per dispositivi Android già emerso nelle precedenti indagini sulla sorveglianza digitale in Serbia.