Dopo un digiuno di ventitré anni, è arrivato finalmente il momento di San Bernardino. Ieri, nell’edizione numero settantuno della storia della Festa dell’Aquilone, a vincere sono stati i padroni di casa, quelli che di trofei finora ne avevano alzato uno solo, nel 2003. E da oggi diventano due, perché ieri sera sul palco di piazza Duca Federico ad uscire dalla busta è stato il nome della contrada giallorossa. Gli stessi colori che nel pomeriggio la giuria ha individuato nell’aquilone più lontano di tutti. E il lavoro è stato facilissimo: la cometa di san Bernardino era nettamente la più lontana, con grande distacco da ogni altra rivale. Una edizione che ha goduto di un buon vento e di tanto pubblico sul campo delle Cesane.

In apertura, la gara degli aquiloni di bellezza piani: per i giudici il migliore è stato quello di Valbona, con Alice nel paese delle meraviglie. Il trofeo principale si è svolto regolarmente, salvo i mille intrecci tra i fili: l’arte dello “sgavinamento“ è un must immancabile. Gli speaker Luca Bastianelli, Bianca Maria Berardi e Peppe Biancalana hanno poi scandito i passaggi degli aquiloni speciali: tra quelli tecnici l’ha spuntata la Piantata con il suo Eclissi, che simulava su carta appunto un’eclissi, un’idea molto creativa e un volo stabile che hanno affascinato i giudici. Nella categoria di bellezza tridimensionale poi, le contrade hanno dato il meglio delle loro energie per stupire in originalità, grandezza e complessità: ha vinto Lavagine con Pace e amore, un aquilone diverso dal solito, un cubo particolare che ha volato e convinto più dei rivali, tra cui il mitologico Pegaso di Mazzaferro e il grande drago di Hong Kong. Assegnati anche gli altri premi: aquilone più piccolo Piantata; più grande Monte; contrada più organizzata Lavagine; aquilone di stoffa San Bernardino; premio Pascoli Duomo; miglior aquilonista forestiero Luisa dal Veneto con Circus.