Tra il dire "acqua" e il farla "pubblica" ci passa un Acea(no) di mezzo. Che qualcosa potesse andare storto nel rigoroso cronoprogramma per traghettare la nave della multiutility toscana nel porto sicuro dell’aggregazione rifiuti-energia-acqua con al centro una gestione pubblica proprio del servizio idrico integrato nei Comuni dell’Ato 3, il direttore generale Ait, Alessandro Mazzei, lo aveva previsto. Meno, negli ambienti Plures. Eppure recita adempimenti chiari l’attuazione da parte del dg della delibera 12/2026. Quella con cui la conferenza territoriale dei Comuni soci (Firenze capofila) ha virato a sinistra nell’assemblea del 28 aprile scorso al grido "ripubblicizzazione" e stop all’affidamento a una società mista (70 pubblico e 30% privato) come gestore mediante una gara a doppio oggetto. Altrimenti, sia mai, in caso di "ingiustificate disapplicazioni" alla tabella di marcia, si andrebbero a configurare, testualmente, "interruzioni o distonie rispetto al servizio pubblico essenziale per la gestione del servizio idrico". Da buon tecnico, Mazzei aveva ipotizzato due scenari. Un piano A e un piano B di salvataggio. Con il primo, però, già evaporato da 40 giorni.
Con ordine. Il 16 giugno Ait detta i compiti che Plures avrebbe dovuto fare a casa per l’affidamento in house a Publiacqua del servizio idrico. Con una finestra di 30 giorni per registrare il trasferimento del 40% delle azioni di Acque Blu Fiorentine (quindi Acea) a Plures, dietro pagamento del relativo valore (122 milioni fissato nel 2021, oggi sopra i 130). Scaletta prevedeva che entro il 30 settembre i Comuni soci avrebbero dovuto sottoscrivere la convenzione per il meccanismo del controllo analogo - in soldoni, quando l’ente pubblico determina e allinea con la sua influenza gli obiettivi strategici del gestore con l’interesse pubblico -, e al contempo due adeguamenti statutari imprescindibili. La modifica di quello di Publiacqua con l’inserimento dell’obbligo di capitale al 100% pubblico, e la modifica dello statuto di Plures.







