UNA «generosa dispensatrice della misericordia divina». Che operò «rendendosi a tutti disponibile attraverso l’accoglienza e la difesa della vita umana, quella non nata e quella abbandonata e scartata». Era il 4 settembre del 2016 quando, con queste parole pronunciate nella Santa Messa di canonizzazione dell’allora beata Madre Teresa di Calcutta, Papa Francesco ripercorreva il sentiero di santità che caratterizzò l’intera esistenza della religiosa, fondatrice della congregazione delle Missionarie della Carità.

Un messaggio veicolato dal cuore profondo dell’India. Capace di risuonare ai quattro angoli del mondo, mostrando quanto bisogno ci fosse di vedere, nel concreto, i frutti delle opere di bene. E ancora oggi, a dieci anni di distanza dalla sua elevazione agli onori degli altari e a quasi trenta dalla sua morte, l’esempio di Madre Teresa continua a parlare all’umanità come testimonianza viva. Anche attraverso l’esposizione delle sue reliquie.

Una storia che si intreccia a doppio filo con la Basilicata. Nello specifico, con la piccola città di Palazzo San Gervasio, in provincia di Potenza. Proprio da qui, infatti, è nata la croce lignea che custodisce un “cuore”. All’interno di esso è conservato il sangue della santa, opera dell’architetto lucano Francesco Lorusso. Il reliquiario non è un’opera isolata ma il frutto degli anni di missione volontaria condotta da Lorusso al fianco delle Missionari della Carità. Non solo in India, terra primigenia della loro missione, ma anche in altri Paesi del mondo.