Spesso la realtà delle cose, e delle storie, è a portata di mano. Basta saperla cercare negli archivi. È ciò che ci insegna “Imperium”, il nuovo film documentario di Sergei Loznitza in programma fuori concorso nella Selezione ufficiale della Mostra del Cinema di Venezia.Realizzato interamente con filmati d’archivio ormai dimenticati da tempo, girati tra il 1970 e il 1973 da registi italiani e mai proiettati per il pubblico, propone un suggestivo viaggio visivo attraverso le distese dell’Unione Sovietica all’epoca di Breznev. Dalle coste artiche ai deserti dell’Asia centrale, dai Carpazi al Pacifico, il film svela un ricco mosaico di culture che lo Stato sovietico cercava di uniformare, sempre più evidente mano a mano che, da Mosca, ci si avvicina gradualmente a villaggi remoti, dove prosperavano ancora tradizioni secolari, mettendo in luce il peso sempre minore del potere centralizzato.Loznitza, 62 anni, bielorusso di nascita e ucraino per formazione, è considerato uno dei massimi documentaristi d’archivio viventi. È di casa a Cannes e Venezia con le sue opere dedicate al racconto di luoghi di crisi legati all’ex mondo sovietico. Per “Donbass” ha ottenuto nel 2018 sulla Croisette il premio per la Migliore regia nella sezione Un certain regard e, proprio alla Mostra del Lido, ha documentato in lavori come “Processi” e “Funerali di Stato”, la spietatezza dello stalinismo e il culto della personalità per il dittatore.Nel nuovo progetto è stato convolto due anni fa. «Con “Imperium” non intendo solo aprire degli archivi storici, ma creare un’esperienza che restituisca la vastità di un mondo scomparso, permettendo una comprensione più profonda dei meccanismi di potere, identità e resistenza che ancora oggi ci definiscono».E in effetti le immagini, non accompagnate né da voce fuori campo né da commenti, rivelano pian piano il paradosso di un impero che proiettava un’immagine di unità mentre governava mondi profondamente eterogenei. «Crescendo in Ucraina mi sono presto reso conto di come la Storia venisse costantemente riscritta per servire gli interessi di chi deteneva il potere e che nell’Urss il passato non era una narrazione fissa, ma uno strumento politico», aggiunge Loznitza, che vive a Berlino da 25 anni: «Forse è per questo che le immagini d’archivio occupano un posto centrale nel mio lavoro: perché conservano tracce tangibili di ciò che è realmente accaduto, indipendentemente dalle interpretazioni o dalle distorsioni successive».“Imperium” è anche un piccolo miracolo produttivo. L’operazione è stata resa possibile dalla sinergia di tre archivi italiani: l’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico (Aamod), l’Archivio Luce Cinecittà e quello del Csc - Cineteca Nazionale, che per la prima volta hanno collaborato al recupero, restauro e digitalizzazione di un fondo cinematografico inedito. Il film, coprodotto dall’Essential Film tedesca, l’italiana Kino Produzioni con Rai Cinema, Luce Cinecittà e con la partecipazione di Csc - Cineteca Nazionale, le francesi Société Parisienne de Production e Arte e la Lituana Studio Uljana, è realizzato a partire dai repertori appartenenti al fondo Audiovisual Editorial Program, valorizzato a distanza di cinquant’anni. Le immagini, infatti, sono state girate tra il 1970 e il 1973 e vanno dall’Oceano Artico ai Carpazi, passando per il deserto del Karakum in Turkmenistan, per le repubbliche caucasiche di Georgia, Armenia e Azerbaigian, arrivando in Uzbekistan e Tagikistan e infine al Pacifico.A realizzarle era stato un gruppo di cineasti italiani guidati dall’antropologo Diego Carpitella. Si tratta di 482 rulli di pellicola principalmente super 16mm colore, per un totale di quasi 60 ore di girato, di cui sono in gran parte andate perdute le registrazioni sonore. A questo si è ovviato costruendo un accurato paesaggio sonoro creato interamente in “foley” (rumori e suoni aggiunti in post-produzione), che esalta l’autenticità dell’esperienza immersiva data dal film. Tra i registi coinvolti figurano anche Folco Quilici, Luigi Di Gianni, Giorgio Arlorio, Giuseppe Ferrara, Rudi Assuntino e Gianni Bonicelli. Attraverso questi scorci rari e non filtrati della vita quotidiana, “Imperium” svela le dinamiche coloniali spesso nascoste dell’Urss e la silenziosa resilienza dei suoi numerosi popoli. E diventa una lente attraverso cui comprendere le fratture e le tensioni geopolitiche attuali delle regioni ex sovietiche. «Nei miei lavori precedenti ho sempre affrontato il passato attraverso immagini autentiche. Nove dei miei film sono stati realizzati con materiali d’archivio, la maggior parte dei quali incentrati su tragici eventi storici che il cinema sovietico aveva seppellito sotto strati di propaganda e repressione», spiega ancora Loznitza, il cui ultimo documentario, “Babij Jar. Kontekst” ricostruisce attraverso filmati d’archivio il massacro di 33.771 ebrei nella Kiev occupata dai nazisti nel settembre 1941: «Il mio obiettivo è di contribuire, attraverso un processo di ricostruzione meticolosa, a una migliore comprensione della nostra Storia comune, che resta tuttora irrisolta. Perché anche quando sembrerebbero essere superati, i traumi del passato continuano ad agire e a influenzare il presente. Credo che un approccio rigoroso alla Storia sia essenziale se vogliamo evitare di ripetere gli errori del passato».